Archivi Blog

Ovale è la prima azienda al mondo a spostare la produzione di ecigs dalla Cina all’Europa

Innovativa da sempre e controcorrente. E’ il tratto distintivo, l’essenza dell’azienda Ovale, che da oltre un decennio lavora nel mondo delle sigarette elettroniche, prodotti alternativi al fumo e infinitamente meno nocivi. Senza interrompere la sfida dell’innovazione e dello sviluppo, l’ultima importante scommessa la vede andare in direzione opposta rispetto alla maggioranza dell’imprenditoria mondiale: la delocalizzazione degli impianti produttivi dalla Cina all’Europa. bandiera_new

In queste settimane è diventato realtà il polo europeo di ricerca e produzione di sigarette elettroniche, liquidi ed accessori. Ovale ha avviato, prima al mondo, una fabbrica non cinese che realizza tecnologia per sigarette elettroniche. La fabbrica è già operativa e da dicembre è iniziata anche la distribuzione in tutto il vecchio continente del primo hardware completamente made in Europe.

Si tratta di una nuova produzione che consente di mettere in cantiere prodotti nuovi e altamente sofisticati, performanti e originali. Una scelta che si accompagna alla nuova normativa europea TDP di recente attuazione che, nelle intenzioni del legislatore, punta a garantire il consumatore europeo rendendo sempre meno appetibile il mercato cinese, offrendo tempi più bassi e certi per i rifornimenti ai negozi, senza più attese alle dogane per le importazioni. La scelta, inoltre, offre anche un maggiore risparmio economico dovuto alla cancellazione della voce di spesa da pagare alla Cina per le tante tasse che lo stato asiatico è solito trattenere. “Produrre in Cina non è più economicamente conveniente, né per i clienti né per le aziende come la nostra che utilizzano materiali all’avanguardia e personale qualificato, rispettando tutti i diritti dei lavoratori – è il commento dei dirigenti Ovale – Per questo abbiamo deciso di investire all’interno dell’Unione Europea, ristabilendo nel vecchio continente quelle attività che sembravano ormai scomparse. Abbiamo creato nuovi posti di lavoro, riportato più vicini a noi la ricerca e lo sviluppo, abbiamo investito a casa nostra e ne siamo orgogliosi”. Ovale punta a creare un polo produttivo di qualità nel settore delle electronic cigarettes, affiancando alla fabbrica di tecnologia anche quella che realizza gli apprezzatissimi liquidi Ovale, in modo da concentrare gli investimenti senza disperderli e massimizzare i vantaggi per i consumatori.

Quella di Ovale non è comunque una scelta isolata, ma segue un trend in continua crescita che vede coinvolte anche aziende di altri settori. Secondo gli ultimi dati dell’Uni-Club MoRe Reshoring Research Group, un gruppo di ricerca che coinvolge le università di Catania, L’Aquila, Udine, Bologna, Modena e Reggio Emilia, è proprio la Cina il paese dal quale vanno via la maggior parte delle imprese (l’80,8%).

TPD, quel sistema “automatico” che non offre nessuna certezza

La Tpd (Tobacco Products Directive), ormai in vigore da qualche mese in tutta Europa, ha introdotto un sistema di controllo da parte degli Stati dell’Unione Europea di tutti i prodotti collegati al settore delle sigarette elettroniche, che devono essere notificati addirittura 6 mesi prima dell’immissione in commercio. Un modo trasversale per controllare e tenere sulla corda l’intero settore.

Di questo si è già scritto tanto e le critiche non sono mancate, ma quello su cui vogliamo puntare oggi l’attenzione riguarda l’assoluta discrezionalità lasciata nelle mani dell’ente europeo preposto a questo compito. Una procedura che doveva essere automatica e che invece di “automatico” ha veramente poco. Bisogna iscriversi al sistema messo in piedi dalla UE, ma non c’è nessuna certezza sui tempi in cui è possibile farlo. Una volta inseriti tutti i dati si resta infatti completamente in balia dell’ente, che può impiegare il tempo che crede (ore, giorni, settimane) per fornire il richiesto ID per effettuare le notifiche. Nessun tempo certo, nessuna possibilità per le aziende di far valere i propri diritti, visto che nessuno risponde agli indirizzi mail che dovrebbero fornire informazioni e assistenza.

Chissà se nel settore del tabacco tradizionale devono fare lo stesso percorso ad ostacoli per poter lavorare….

Storia di un accordo (neanche troppo segreto) tra Ue e Big Tobacco

european_commission_logo1In questi anni la politica europea ha creato una cornice legale tagliata su misura per gli interessi delle multinazionali del tabacco. Grazie ad un accordo che, teoricamente, dovrebbe arginare il fenomeno del contrabbando, Philip Morris, Japan Tobacco e Japan Tobacco International si sono assicurate immunità e risparmi miliardari. Il tutto a danno dei paesi dell’Unione Europea.

Come è stato possibile?

Tutto nasce da una indagine dell’Olaf (l’ufficio europeo per la lotta antifrode), che ha scoperto e messo in evidenza il coinvolgimento diretto e indiretto di Philip Morris e Japan Tobacco nel commercio illegale. Ciò che emerge da questa indagine è che il loro comportamento illecito a favore del contrabbando, secondo una stima della stessa Olaf è la sottrazione all’Unione di imposte per 10 miliardi di euro all’anno.

Per questo motivo nel novembre 2000 l’Unione Europea e dieci Paesi Ue intentano una causa presso la Corte distrettuale di New York contro Philip Morris International e Japan Tobacco International, accusando le due multinazionali di contrabbando di sigarette e riciclaggio di denaro.

Ma un anno dopo cosa succede? Commissione Europea e Philip Morris avviano trattative riservate su un possibile accordo per combattere il contrabbando e la contraffazione di sigarette. Negli anni a seguire l’accordo viene siglato e successivamente anche Japan Tobacco firma un accordo simile. La prima conseguenza è la chiusura delle controversie legali.

La rivista Paginauno, con un lavoro a firma di Giovanna Cracco dal titolo “thank you for smoking”, ricostruisce in maniera puntuale e dettagliata la delicatissima vicenda. L’analisi contiene dati, interrogazioni parlamentari e grafici. Paginauno spiega che a seguire la Commissione Europea sigla patti analoghi anche con British American Tobacco e Imperial Tobacco.

Premettendo che una parte sostanziale degli accordi è coperta da clausole di riservatezza, è interessante provare a capire se questi patti siano stati effettivamente efficaci nella lotta al contrabbando o se invece abbiano alla fine dei conti favorito gli interessi delle multinazionali. L’ipotesi, come scrive Paginauno, è che “con pochi spiccioli – è il caso di definire in tal modo gli importi pagati all’Unione europea rispetto ai bilanci delle industrie del tabacco – la Philip Morris si è garantita l’immunità per dodici anni”.

Le questioni in campo evidenziate anche dall’analisi di Cracco però sono diverse. Proviamo a metterle in fila:

1) Da un lato questi accordi hanno assicurato alla Ue entrate per complessivi 1,9 miliardi di dollari in 12 anni oltre alla previsione di ulteriori pagamenti da parte della multinazionale del 100% per sequestri di partite illegali superiori alle 50.000 sigarette.

Dall’altro, va ricordato che l’evasione per contrabbando è stimata dall’Olaf pari a 10 miliardi all’anno.

2) Uno degli elementi dell’accordo è quello che al di sotto della soglia di 50.000 sigarette le multinazionali del tabacco non pagano sanzioni sulle partite illegali sequestrate. A questo punto le imprese, per evitare cause giudiziarie, basta che riducano i quantitativi di ogni singola partita illegale da introdurre nell’Unione Europea.

3) Negli accordi viene definito anche un numero base annuale di sigarette sequestrate, superato il quale l’impresa è obbligata a pagare il 500% delle imposte evase. Intanto la soglia non risulta mai raggiunta da nessuna delle multinazionali, poi va detto che questa soglia, grazie ad un accordo ulteriore, e con efficacia retroattiva, tra la Philip Morris e la Commissione Europea, è stata modificata in maniera significativa: il numero base è passato da 90 a 450 milioni.

4) Chi controlla il controllore? Proprio così: di fatto la figura del controllore e del controllato sono sovrapposte in quanto il compito di implementare il sistema di tracciamento dei prodotti del tabacco venduti è affidato direttamente alle stesse industrie del tabacco. Per questo motivo Paginauno spiega che questo elemento “porta inevitabilmente a chiedersi quanto possano essere attendibili i dati forniti dalle multinazionali stesse”.

5) Le sanzioni vengono applicate solo alle sigarette originali sequestrate e non a quelle contraffatte. Scrive Paginauno: “Secondo gli accordi, l’azienda ha il diritto di esaminare le partite oggetto di sequestro e di inviare una relazione all’Olaf, allegando la relativa documentazione nel caso in cui l’analisi concluda che le sigarette sono contraffatte, ossia non prodotte nei propri stabilimenti. Se l’Olaf è in disaccordo, la partita è sottoposta all’esame di un laboratorio indipendente, designato di comune accordo tra la Ue e la multinazionale del tabacco, per un giudizio definitivo”.

In realtà, secondo i dati forniti dalla stessa Commissione Europea nel 2014, fino al 2013 non è mai stato fatto ricorso a laboratori indipendenti per la verifica.

6) A questo punto il conflitto di interessi è evidente visto che negli accordi firmati dalla Commissione europea sono le multinazionali a stabilire l’originalità o meno delle sigarette sequestrate, dunque a stabilire, di fatto, i valori su cui poi dovranno pagare le sanzioni. Per evitare controlli e ammende basterà quindi produrre le cosiddette “cheap whites” e cioè le sigarette senza marca. Le cheap whites infatti, sono prodotti che sono estranei a qualsiasi controllo sulla loro eventuale provenienza dagli stabilimenti delle industrie del tabacco.

7) Passiamo ai numeri. Come riporta Cracco, nel 2016 la Commissione ha presentato una valutazione tecnica dell’accordo con la Philip Morris: tra il 2006 e il 2014 il volume del contrabbando in Europa non è affatto diminuito, anche se è mutato nella sua composizione: nelle partite sequestrate le sigarette originali Philip Morris hanno registrato una flessione dell’85%, ma è aumentato il numero delle cheap whites. Mentre l’importo delle sanzioni comminate a Philip Morris dal 2006 al 2015 è stato pari a 68 milioni di euro.

Dunque tirando le somme il fenomeno del contrabbando di fatto non è diminuito, anche se è cambiato, all’Ue continuano ad essere sottratte entrate fiscali e i profitti in nero di chi produce e alimenta la filiera illegale aumentano.

Intanto l’accordo tra la Philip Morris e la Commissione Europea è scaduto a luglio e il Parlamento ha deliberato per non rinnovarlo. Nonostante la pressione delle lobby (a Bruxelles sono presenti 97 lobbisti del tabacco che hanno a disposizione un budget annuale di 5,2 milioni e rappresentano nove compagnie e 22 industrie del settore) e nonostante la risoluzione del parlamento non fosse vincolante, la Commissione Europea a luglio ha deciso di non rinnovare l’accordo.

Cosa succederà ora? Investirà per tracciare le cheap whites? Promuoverà le azioni legali congelate in questi anni per recuperare le mancate entrate fiscali e perseguire il riciclaggio? O stipulerà un altro accordo?

Gran Bretagna: perché gli svapatori sostengono la Brexit

Tra le tante ragioni portate avanti dai sostenitori dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, ce n’è una che è passata sotto silenzio e che invece ci riguarda da vicino: la possibilità per i britannici di sfilarsi dall’attuazione della direttiva sui prodotti del tabacco (TPD) che entrerà in vigore il 20 maggio (e che l’Italia ha prontamente adottato senza battere ciglio).

vapersforbritain

Il sito web Vapers for Britain ha lanciato una campagna di denuncia che chiarisce quello che tutto il settore delle ecigs sta dicendo da tempo. Con l’entrata in vigore della direttiva “le imprese dovranno spendere una fortuna per compilare documenti senza senso, cambiare la dimensione dei serbatoi e delle bottigliette di liquido”. Il Governo inglese dice che l’adeguamento al TPD avrà un costo di 1,3 milioni di sterline per le aziende, mentre le aziende denunciano che il costo sarà invece di 988 milioni di sterline, “soldi che pagherai tu” come si legge nella petizione di Vapers for Britain.

A dicembre scorso il primo ministro inglese aveva affermato alla Camera dei Comuni che le sigarette elettroniche avevano aiutato un milione di persone a smettere di fumare le sigarette tradizionali. Eppure, denuncia ancora Vapers for Britain citando una ricerca condotta a gennaio 2016, se il TPD dovesse avere piena attuazione, più della metà dei negozi di sigarette elettroniche sarà costretto a chiudere (53%) e il 56% degli aromi di liquidi non sarebbe più disponibile. L’83% dei dispositivi verrebbe ritirato dal mercato e le imprese si ridurrebbero della metà (-48%).

“La direttiva europea in materia di sigarette elettroniche rappresenta una serie di misure mal progettate, sproporzionate e discriminatorie finalizzate a non ottenere nulla di utile ma fare, al contrario, una gran quantità di danni” commenta Clive Bates, ex direttore di Action on Smoking and Health.

Ecco perché Vapers for Britain invita i tre milioni di svapatori britannici ad approfittare del voto del  referendum Ue e scegliere l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa. “Noi abbiamo la risposta! Se vinciamo, il TPD sarà del tutto inapplicabile e se anche non dovessimo vincere avremmo comunque mostrato a tutta la Gran Bretagna la forza del mondo vapers. Inizieranno a rispettarci”.

 

Gli esperti UK: le ecigs possono salvare milioni di vite

elipsc_content06

ANCHE IL MONDO SCIENTIFICO INGLESE DALLA PARTE DELLE SIGARETTE ELETTRONICHE

 

Gli esperti di salute della Gran Bretagna stanno sollecitando l’Organizzazione Mondiale della Sanità a non controllare e reprimere le sigarette elettroniche. La notizia è riportata dal quotidiano inglese Metro, che racconta come più di 50 ricercatori e specialisti della salute pubblica hanno inviato una lettera all’Oms in cui spiegano perché l’uso delle sigarette elettroniche può salvare milioni di vite

Secondo questi ricercatori ed esperti, per le ecigs non deve essere introdotta la stessa regolamentazione che è in vigore per le sigarette tradizionali. La richiesta arriva dopo che è stata diffusa la notizia che la World Health Organization sta preparando le linee guida globali per le ecigarettes. I ricercatori ed esperti inglesi scrivono nella loro lettera che questo prodotto potrebbe essere una delle innovazioni più significative del 21esimo secolo, perché potrebbe salvare centinaia di milioni di vite.

Tra i firmatari, anche il professor Robert West, esperto di salute dello University College di Londra e consigliere del National Institute for Health and Care Excellence. Una recente ricerca del professor West afferma che l’uso delle sigarette elettroniche migliora del 60% il successo di chi cerca di smettere di fumare, se lo si compara agli altri tipi di soluzioni per dire addio al tabagismo, tipo gomme o cerotti alla nicotina.

 

The Times: come salvare 105mila vite con le ecigs

Pubblichiamo la traduzione di un interessante editoriale pubblicato nei giorni scorsi dall’autorevole quotidiano inglese The Times, a firma di Matt Ridley, pubblicato anche sul sito “Save e-cigs”.

————

Se i burocrati dell’UE e le aziende farmaceutiche continueranno a creare problemi ai produttori di sigarette elettroniche 105 mila vite saranno a rischio ogni anno.

Gli svedesi sono famosi nel risolvere problemi politici, dall’istruzione al sistema bancario. Gli svedesi sono anche molto più avanti del resto d’Europa nella riduzione del fumo. In Svezia c’è la minor percentuale di fumatori di tutti i paesi europei. La mortalità per cancro ai polmoni negli ultra trentacinquenni svedesi è meno della metà di quella britannica. Ci sono riusciti essendo più duri nell’ostracismo e nell’educazione? O gettando paternalisticamente vergogna sul fumatore? No, ci sono riusciti con l’innovazione e la competizione.

Negli anni Ottanta svilupparono un prodotto derivato dal tabacco denominato snus, che viene assunto ponendolo sotto il labbro superiore. Si assume nicotina ma non catrame. Lo snus è il modo più popolare ed efficacie per smettere di fumare in Svezia (e Norvegia). Non avete mai visto lo snus in vendita in Inghilterra per la semplice ragione che l’Unione Europea lo ha vietato.

Quando la Svezia ha aderito all’Unione Europea, ha negoziato uno speciale opt-out. Fino ad oggi, nonostante le tante prove che lo snus ha salvato un gran numero di vite svedesi, nonostante il parere degli esperti e nonostante la ferocia delle critiche alla sua flebile difesa di questa politica, la Commissione Europea rimane sulla linea della proibizione dello snus.

Potreste pensare che questo sia un argomento oscuro da trattare dall’importante pulpito rappresentato da queste pagine, ma è un retroscena vitale per discutere delle sigarette elettroniche in quanto, se lo snus consente di dimezzare i decessi per fumo e cancro al polmone, immaginiamo cosa possano fare le sigarette elettroniche.

Questi sono oggetti che imitano le azioni del fumatore ma sono forse mille volte più sicuri, le cui vendite raddoppiano ogni anno, senza nessuna sponsorizzazione politica o prescrizione medica. Le sigarette elettroniche potrebbero spazzare via il fumo in un paio di decenni. Il professor David Nutt, dell’Imperial College, le descrive come “la più grande innovazione sanitaria dai tempi dei vaccini”.

Le vendite di tabacco stanno precipitando in Europa ed America e le industrie temono che le sigarette elettroniche siano il loro momento kodak, come quando la fotografia digitale ha distrutto in un lampo l’allora leader nella produzione di pellicole. Negli Usa Wells Fargo prevede che le vendite di sigarette elettroniche possano soppiantare le vendite di sigarette tradizionali nel giro di dieci anni. Le indagini dimostrano che le sigarette elettroniche sono oggi il metodo più popolare per smettere di fumare, nonostante la mancanza di incoraggiamenti da parte delle autorità.

Prendete un qualunque volantino sulle tecniche per smettere di fumare dal vostro farmacista e troverete che le sigarette elettroniche non sono nemmeno menzionate. Quando feci un discorso su questo tema alla Camera dei Lords rimasi colpito dalla grande risposta che ottenni dai vapers, e cioè gli appassionati di ecigs. Ciò che era particolarmente sorprendente era che molti di loro dicevano di aver provato a smettere per decenni e poi finalmente c’erano riusciti con le ecigs.

Eppure, invece di dare il benvenuto a questa tecnologia, i poteri forti che stanno a Bruxelles e alla Casa Bianca sono determinati ad ostacolarla. La scorsa settimana il Parlamento Europeo ha votato a favore della proposta della Commissione che vieta le sigarette elettroniche riutilizzabili e quelle con una concentrazione di nicotina superiore ai 20mg/ml. L’intento del nostro governo è quello di adottare queste restrizioni nella legislazione britannica, incoraggiati dalla British Medical Association e dalla grande industria farmaceutica, con la scusa di proteggere i bambini da una nuova minaccia e non volendo rinormalizzare il fumo.
Perché i titolari della sanità pubblica sono così reazionari? La Commissione Europea dimostra un pregiudizio contro l’innovazione pesando ogni rischio di un nuovo prodotto (anche se piccolo), ma non considerando i rischi del vecchio prodotto che questo andrebbe a sostituire, come per l’uso di ogm nelle colture.

Nell’inseguire i rischi sconosciuti (ma piccoli) delle sigarette elettroniche, le autorità sanitarie sbagliano bersaglio. Quello che conta è la riduzione del danno, non un’utopistica perfetta sicurezza. Non lasciate che il meglio sia nemico del buono, disse Voltaire. La proibizione delle sigarette elettroniche forti, quelle preferite da coloro che cercano di smettere di fumare, potrebbe impedire di salvare 105mila vite all’anno in Europa, secondo il modello elaborato dalla “London Economics”.

E c’è l’effetto Dunning-Kruger, per cui persone incompetenti sono troppo incompetenti per vedere l’incompetenza. Un funzionario dell’Unione Europea con una laurea di seconda classe conseguita presso l’università di Malta ha alterato così male i risultati ottenuti da 15 scienziati sulla riduzione del danno da sigarette elettroniche, che tutti loro gli hanno scritto per correggerlo.

L’ente britannico di controllo medico (MHRA) continua a ritenere che imporre l’equiparazione ai farmaci favorirà il progresso tecnologico delle sigarette elettroniche, ignorando l’evidenza che porre barriere all’ingresso inevitabilmente riduce l’innovazione. I medici rappresentati dalla BMA sembrano odiare l’idea che la gente compri senza prescrizione medica prodotti che li facciano smettere di fumare. Peggio, alcuni dei marchi che pubblicizzavano sigarette elettroniche e le vendevano tramite Boots, sono ora controllati dallo stesso “Satana” – l’industria del tabacco.

Non volendo emulare Kodak, l’industria del tabacco sta correndo a comprarsi i produttori di sigarette elettroniche.

Big Pharma vuole ostacolare normativamente i suoi concorrenti perché farebbero piazza pulita delle terapie sostitutive della nicotina (cerotti e gomme) scarsamente efficaci nell’aiutare le persone a smettere di fumare. E i politici? Semplicemente sembrano felici di imporre divieti.

In breve, dice il professor Gerry Stimson della London School of Hygiene and Tropical Medicine, la risposta delle autorità sanitarie alle sigarette elettroniche è centrata sul tentativo di prendere il controllo di un movimento spontaneo di consumatori. “Non ideato da noi”, piangono i vecchi burocrati.

La ragione per la quale queste ciniche campagne hanno successo è che la maggior parte di noi confonde la nicotina con il fumo. Per quanto è possibile sapere la nicotina è innocua alle dosi presenti nel fumo di sigaretta. È il catrame che uccide. La nicotina crea dipendenza, ma così pure la caffeina ed una tazza di caffè ha molte più sostanze potenzialmente pericolose di una sigaretta elettronica. Svapare potrebbe essere anche meno rischioso ed antisociale che bere caffè.

Ci hanno talmente fatto il lavaggio del cervello a credere che la nicotina sia dannosa, che non riusciamo a vedere un’informativa sullo svapo senza una repulsione pavloviana, sparando una serie di idiozie tali sul proteggere i ragazzi da un possibile ingresso nel mondo del fumo, piuttosto che vederne una via d’uscita.

L’ignoranza viene sfruttata dagli avversari reazionari di questa innovazione salvavita. Apparentemente sembra che loro preferiscano che il fumo continui molto lentamente il declino nei prossimi 50 anni, nonostante la supervisione dei dottori, piuttosto che sparisca in 20 anni.

 

 

 

Intervista a Konstantinos Farsalinos

Pubblichiamo la traduzione di alcuni stralci di una lunga intervista che il dottor Konstantinos Farsalinos ha concesso al sito di informazione sulle sigarette elettroniche “E-Cigarette Forum”. Il dr. Farsalinos è un medico cardiologo, da anni impegnato a studiare le sigarette elettroniche.

.

“Se tu stai esprimendo la tua opinione circa le e-cig, dovresti sapere di che stai parlando ….”

Il Dr Konstantinos Farsalinos è uno specialista cardiovascolare greco che recentemente è diventato un referente internazionale di alto profilo sull’innovativa ricerca clinica nelle e-cig e sugli effetti del loro uso. 

Egli ha parlato all’ECF poiché si mise a studiare gli ingredienti dei liquidi per e-cig che sono prodotti artigianalmente dagli svapatori e dalle compagnie di sigarette elettroniche.

Noi abbiamo parlato con lui a proposito del suo lavoro, il futuro dello svapo e come mai tutti gli esperti non stanno dicendo la verità.

(…) Un grande numero di persone nel campo medicale sembrano aver preso una posizione automatica contro l’e-cig. Cosa le sembra e a quale metodo di indagine la sua squadra sta guardando?

Lo scorso anno, mi sentivo abbastanza solitario. C’erano appena pochi di noi che conducevano ricerche ed eravamo probabilmente considerati pazzi da molti dei nostri colleghi. Ma stavamo diventando numerosi. Le e-cig ottenevano sempre più successo. Negli ultimi mesi, avevamo avuto sempre più persone disposte a supportarci dal campo scientifico e medicale.

Perché queste persone si stanno occupando di questo adesso?

Non ci sono ancora abbastanza dati dalla ricerca, ma c’è molto di più rispetto a quanto disponibile negli anni precedenti. Durante questo periodo, il pubblico ha realmente adottato la e-cig, nonostante la pubblicità negativa. Io penso che questi fattori hanno convinto le persone a guardarsi attorno. Io credo che molti delle persone che esprimono opinioni negative circa le e-cig, realmente non hanno una profonda conoscenza circa il prodotto. Se esprimete la vostra opinione in pubblico circa le e-cig , dovreste sapere di che cosa state parlando, perché le cose che diciamo in qualità di ricercatori, influenzano molte persone. So di molti fumatori che erano contrari a provare le e-cig. Perfino peggio, ho visto molti svapatori ritornare a fumare dopo aver ascoltato le discussioni scientifiche sui potenziali problemi delle e-cig, problemi che spesso si dimenticano quando si parla di danni da fumo.

(…) E’ importante essere chiari che non stiamo dicendo che le e-cig siano una buona cosa a prescindere. Sono buone per un fumatore, non per qualsiasi persona. Non suggerirei mai ad un non fumatore di svapare. Ma per i fumatori, considerando i devastanti effetti del tabacco, non c’è paragone. E’ una completa rivoluzione nella riduzione dei danni da tabacco. La cosa ideale sarebbe svapare per essere appena a metà del guado per smettere di fumare, dove poi al termine si smette di fumare.

La più grande differenza tra il fumare e lo svapare è che le sigarette di tabacco sono state fatte per far passare le persone da non fumatrici a fumatrici. Dall’inizio, le e-cig sono state pensate per i fumatori al fine di farli diventa svapatori, non per i non fumatori a diventare svapatori. Le compagnie di e-cig non hanno bisogno di trovare giovani o non fumatori, e questa è la grande differenza che chi controlla il tabacco rifiuta di accettare.

Ancora la stampa spesso racconta storie a proposito di bambini che svapano, o quanto svapare è considerato “figo” tra i loro coetanei, come il fumare. C’è qualcosa di vero in questo?

Noi abbiamo dati dagli USA e dal Regno Unito a questo proposito, ma le linee guida non trovano i risultati quando li si vede chiaramente – il miglior esempio è l’ultimo studio CDC. Alcune indiscrezioni del CDC, stanno dicendo che noi stiamo avvalorando una nuova epidemia di nicotina da e-cig. Ma loro stavano chiedendo ai giovani se erano dei regolari utilizzatori. I risultati si sono basati su domande tipo “Hai provato una e-cig negli ultimi 10 giorni?” Secondo il CDC, sei considerato un utilizzatore se hai fatto un tiro negli ultimi 30 giorni. Inoltre, se tu prendi il numero di giovani persone che non sono state fumatrici, ma hanno provato un e-cig negli ultimi 30 giorni, la percentuale è dello 0,5%. Sono stati presentati risultati come un problema, che in verità non c’è. Secondo il senso comune, lo 0,5% è quasi inesistente. Altri hanno perfino esagerato i risultati. Io non ho nominato nessuno perché non voglio dargli visibilità, ma ci sono professori di medicina negli Stati Uniti che dicono queste cose ridicole. Sfortunatamente stanno usando i siti internet delle Università per farlo, così stanno ridicolizzando anche il mondo accademico. E’ qualcosa che non si può capire, mi fa sentire male. Abbiamo bisogno di controllare i numeri per vedere che gli annunci pubblici che fanno dopo i loro studi non hanno senso.

(…) Ho fatto 2 studi sull’assunzione di nicotina da e-cig, includendo il solo studio che ha indagado la terza generazione di apparati a 9w con clearomizer. Sebbene sono stati utilizzati svapatori esperti, i livelli di assunzione furono intorno ad un 1/3 rispetto al tabacco – si ha bisogno di svapare per 35 minuti per ottenere livelli simili di nicotina nel sangue pari a fumare una sigaretta di tabacco in 5 minuti. Questo mostra che le e-cig sono inefficienti nel fornire nicotina nello stesso livello, specialmente alla stessa velocità, come nelle sigarette tradizionali.

(…) Gli ultimi studi mostrano che la nicotina ha bisogno di altri componenti chimici nel tabacco per dare realmente assuefazione. Non è come un additivo come noi pensiamo. Non sto dicendo che non è un additivo in generale naturalmente, ma sembra che altri alcaloidi potenziano di gran lunga le proprietà additive della nicotina. Queste sostanze non sono presenti nelle e-cig. Dubito che un non-fumatore potrebbe essere attirato dalle e-cig. Non sto dicendo che è impossibile, ma penso che sia molto difficile.

(Potete leggere l’intera intervista a questo link)

C’era una volta… una storia ancora tutta da scrivere.

C’era una volta un signore di nazionalità cinese che in Spagna, in poche settimane e a partire solo da novembre, ha registrato centinaia di disegni di sigarette elettroniche all’ufficio spagnolo per brevetti e marchi presso il Ministero dell’Industria a Madrid, andando poi in giro ad intimidire i rivenditori di ecigs. L’ha fatto spendendo un patrimonio, pur sapendo di non poter vantare alcun diritto sul prodotto: infatti Ovale ha cominciato a commercializzare le ecigs in tutta Europa più di sette anni fa e in Spagna da quasi un paio di anni.

C’era una volta un tribunale francese che senza alcuna evidenza ha emesso una sentenza in cui la sigaretta elettronica viene equiparata al tabacco tradizionale.

C’era una volta un paese europeo, l’Italia, in cui si mette a punto una legge contro il buon senso, contro il parere di illustri scienziati, contro l’Unione Europea, contro i risparmiatori, contro chi ha trovato un’alternativa al tabagismo, contro gli imprenditori onesti, contro le finanze dello Stato. Un paese, l’Italia, che tassa ecigs e liquidi al 58,8% più iva, rendendo i costi improponibili per imprese e pubblico. Un paese in cui chi governa, stabilisce degli adempimenti fiscali che richiederebbero mesi di preparazione e che invece vengono fumosamente pubblicati soltanto venti giorni prima dell’entrata in vigore.

C’era una volta il libero mercato.

Purtroppo non è una favola amara, una di quelle storie tanto amate da Benni o Pennac per poter spiegare i paradossi del nostro tempo, ma è una storia che forse nasconde altre storie e che rischia di incidere sulla vita di qualche milione di persone. Non ci piace fare dietrologia, né costruire scenari complottisti, catastrofisti o degni del peggiore film di 007, ma sembra piuttosto evidente che sta succedendo qualcosa di strano.

Come si muove il “prodigioso signore cinese”, da solo? Ha tutti questi soldi da buttare? Come mai quel pronunciamento del tribunale francese, proprio ora che le ecigs spopolano in terra transalpina? E poi, possibile che in Italia facciano in fretta e così sfacciatamente la guerra ad un prodotto che secondo il prof. Veronesi ed altri studiosi potrebbe salvare migliaia di vite? Possibile che il tutto venga fatto spudoratamente, avvantaggiando chi gestisce il sistema dei tabacchi e del gioco d’azzardo? Possibile che si decida sulle teste di tanti che perderanno il posto di lavoro, di tanti che potrebbero tornare alla sigaretta tradizionale sicuramente nociva e soprattutto senza poterci ricavare nulla in termini di tasse?

Dateci un motivo per ricacciare via le nostre domande. Stupiteci. Dimostrate che i nostri sono solo sospetti ingiustificati. Vediamo se passa l’emendamento sulla rimodulazione della tassa sulle ecigs in discussione alla Camera.

(…to be continued)

Care lobby, non avete ancora vinto

Sono mesi che gli italiani vengono bombardati da informazioni false e allarmistiche per scoraggiarli a passare alla sigaretta elettronica. Anche ieri, nonostante l’evidenza di trovarsi di fronte a provvedimenti ancora in itinere, e quindi ben lontani dal poter essere effettivamente applicati, è passata l’informazione che non sarà più possibile fumare nei luoghi pubblici e non sarà più possibile pubblicizzare le sigarette elettroniche. Le cose non stanno così.

Chiariamo che non è ancora in vigore alcun divieto per chi utilizza la sigaretta elettronica (ad eccezione dell’uso nelle scuole), alcun divieto per chi intende promuoverla o pubblicizzarla, alcun divieto di venderla, né alcuna supertassa per l’acquisto.

Quello pubblicizzato nella giornata di ieri è un emendamento approvato al Senato, anzi, diremmo, vista l’aria di assoluta precarietà e incertezza politica del momento, SOLO al Senato, nell’ambito di un decreto legge che abbiamo già stigmatizzato e additato per incostituzionalità, incoerenza, inefficacia e assoluta inutilità.

Qualcuno potrebbe obiettare che si tratta di un nostro punto di vista, seppur qualificato. Ma Ovale è un’azienda talmente seria e sicura dei suoi prodotti da affidare i propri liquidi a laboratori accreditati e noti per la serietà, nonché a ricercatori dell’Università Federico II di Napoli, all’avanguardia per studi e tecnologia nella chimica, perché in libertà e assoluta autonomia studiassero ed effettuassero analisi sui liquidi Ovale attraverso l’utilizzo della tecnologia Ovale.

Bene, per una volta ci facciamo da parte e lasciamo il posto a chi ha espresso un parere tecnico su questo decreto. La Commissione programmazione economica e bilancio, esaminato il disegno di legge e preso atto dei chiarimenti forniti dal Governo (…) “per ciò che riguarda l’articolo 11, commi 22 e 23, che introduce l’imposta di consumo sui prodotti succedanei dei prodotti da fumo, si rileva come la Relazione tecnica non fornisca la fonte dei dati riportati, né chiarisca in base a quali parametri, ovvero trend osservati, si sia giunti ad ipotizzare un mercato del settore di 200 milioni di euro a partire dal 2014. Inoltre, non sembra che si sia tenuto conto di possibili effetti disincentivanti, in relazione alle ricadute sul prezzo derivanti dall’imposta introdotta”. In pratica non si sa come hanno fatto a stabilire che ricaveranno 200 milioni dalla tassa sulle ecigs, e soprattutto non hanno considerato (o non hanno voluto considerare?) che in questo modo si rischia solo di far sparire il prodotto dal mercato.

Come se non bastasse, l’emendamento che vorrebbe limitare l’uso delle sigarette elettroniche nei luoghi pubblici in realtà lo fa equiparando la sigaretta elettronica ai tabacchi lavorati, tralasciando un dettaglio non da poco e cioè che si tratta di prodotti in assoluta antitesi.

Si tratta di un emendamento che vorrebbe estendere alla ecigs un divieto che riguarda la legge Sirchia e che di fatto tradisce anche le intenzioni, gli studi e i pareri del padre di quel provvedimento legislativo, visto che solo pochi giorni fa proprio Sirchia aveva detto che sulla sigaretta elettronica “ci sono troppi pregiudizi sbagliati” e che è “assurdo tassarla o trasformarla in farmaco. Contro le sigarette elettroniche, che fanno infinitamente meno male di quelle tradizionali, si sono scatenati gli attacchi delle lobby. Certo devono rispondere a dei requisiti, non possono essere prodotte da un cinese in un sottoscala, ma affossarle vuol dire solo favorire le sigarette normali. Purtroppo scontano l’enorme disparità che c’è tra chi ha il potere e chi non ce l’ha, la salute pubblica è vittima delle lobby”.

E non è l’unico luminare a pensarla in questo modo: il professor Umberto Veronesi ha avuto parole chiare e dure contro il tentativo di far sparire la sigaretta elettronica dal mercato e contro la disinformazione sull’argomento: “Perché tanto accanimento contro le sigarette elettroniche? Le lobby del fumo comprano tutto: giornalisti, personaggi d’opinione”. E ancora: “Se le sigarette elettroniche dovessero sostituire totalmente quelle vere avremmo molto da guadagnare e nulla da perdere”.

Ovale comunque, come già annunciato, non resterà a guardare mentre si cerca di far passare un provvedimento che va contro gli italiani che avevano trovato un’alternativa al fumo e un modo per risparmiare. Quello approvato al Senato e in attesa di passare alla Camera è un provvedimento incostituzionale e illegittimo in quanto mancante dei requisiti di necessità ed urgenza obbligatori nei casi di adozione di provvedimenti per decreto legge. L’azienda già si è mossa preparando azioni nelle sedi giurisdizionali opportune e competenti sia a livello nazionale che europeo per tutelare i diritti di impresa di fronte ad un decreto legge irrispettoso dell’articolo 77 della Costituzione e dell’articolo 15 della legge 400/1988 (“i decreti devono contenere misure di immediata applicazione”).

Sereno svapo libero a tutti.

SIGARETTE ELETTRONICHE, BASTA ALIBI

UNIVERSITà

PRIMO STUDIO AL MONDO SULLA NICOTINA INALATA. LUNEDI ALLA FEDERICO II DI NAPOLI I RISULTATI E LE ANALISI SUI LIQUIDI

 

Quanta nicotina viene effettivamente inalata da uno svapatore in rapporto a una sigaretta tradizionale? Quanto sono sicuri i liquidi che vengono vaporizzati?

Domande che anche il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità e i consumatori si sono posti in questi mesi. Adesso non ci saranno più alibi: a queste domande finalmente si potrà dare una risposta precisa e sicura.

Lunedì 22 luglio alle ore 11, presso il dipartimento di Chimica dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Ovale presenta il risultato del primo studio scientifico al mondo, effettuato negli Stati Uniti, relativo alla quantità effettiva di nicotina che viene aspirata durante lo svapo con il sistema di vaporizzazione “tank”, un sistema sviluppato e messo a punto dalle industrie Ovale. Nel corso della conferenza stampa verranno presentate le analisi sui liquidi Ovale realizzate dal professor Marco Trifuoggi e dallo staff del dipartimento di Chimica dell’Università di Napoli Federico II.

All’incontro prenderà parte anche il presidente nazionale di Adiconsum, Pietro Giordano, in rappresentanza dei consumatori verso cui l’attenzione di Ovale è costante.

Una situazione alla luce della quale risulta ormai sempre più incomprensibile la scelta del Governo di equiparare il regime fiscale delle ecigs a quello delle sigarette tradizionali, tassando il vapore, e tutti i suoi accessori, del 58,5%. Una scelta assurda che vorrebbe condannare alla chiusura uno dei pochi settori che hanno creato occupazione e sviluppo in questi mesi di profonda crisi economica. Nel corso della conferenza stampa verranno presentate le proposte di Ovale, che chiede tra l’altro ai parlamentari di non votare la parte del decreto legge 76 relativa alle sigarette elettroniche.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: