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Storia di un accordo (neanche troppo segreto) tra Ue e Big Tobacco

european_commission_logo1In questi anni la politica europea ha creato una cornice legale tagliata su misura per gli interessi delle multinazionali del tabacco. Grazie ad un accordo che, teoricamente, dovrebbe arginare il fenomeno del contrabbando, Philip Morris, Japan Tobacco e Japan Tobacco International si sono assicurate immunità e risparmi miliardari. Il tutto a danno dei paesi dell’Unione Europea.

Come è stato possibile?

Tutto nasce da una indagine dell’Olaf (l’ufficio europeo per la lotta antifrode), che ha scoperto e messo in evidenza il coinvolgimento diretto e indiretto di Philip Morris e Japan Tobacco nel commercio illegale. Ciò che emerge da questa indagine è che il loro comportamento illecito a favore del contrabbando, secondo una stima della stessa Olaf è la sottrazione all’Unione di imposte per 10 miliardi di euro all’anno.

Per questo motivo nel novembre 2000 l’Unione Europea e dieci Paesi Ue intentano una causa presso la Corte distrettuale di New York contro Philip Morris International e Japan Tobacco International, accusando le due multinazionali di contrabbando di sigarette e riciclaggio di denaro.

Ma un anno dopo cosa succede? Commissione Europea e Philip Morris avviano trattative riservate su un possibile accordo per combattere il contrabbando e la contraffazione di sigarette. Negli anni a seguire l’accordo viene siglato e successivamente anche Japan Tobacco firma un accordo simile. La prima conseguenza è la chiusura delle controversie legali.

La rivista Paginauno, con un lavoro a firma di Giovanna Cracco dal titolo “thank you for smoking”, ricostruisce in maniera puntuale e dettagliata la delicatissima vicenda. L’analisi contiene dati, interrogazioni parlamentari e grafici. Paginauno spiega che a seguire la Commissione Europea sigla patti analoghi anche con British American Tobacco e Imperial Tobacco.

Premettendo che una parte sostanziale degli accordi è coperta da clausole di riservatezza, è interessante provare a capire se questi patti siano stati effettivamente efficaci nella lotta al contrabbando o se invece abbiano alla fine dei conti favorito gli interessi delle multinazionali. L’ipotesi, come scrive Paginauno, è che “con pochi spiccioli – è il caso di definire in tal modo gli importi pagati all’Unione europea rispetto ai bilanci delle industrie del tabacco – la Philip Morris si è garantita l’immunità per dodici anni”.

Le questioni in campo evidenziate anche dall’analisi di Cracco però sono diverse. Proviamo a metterle in fila:

1) Da un lato questi accordi hanno assicurato alla Ue entrate per complessivi 1,9 miliardi di dollari in 12 anni oltre alla previsione di ulteriori pagamenti da parte della multinazionale del 100% per sequestri di partite illegali superiori alle 50.000 sigarette.

Dall’altro, va ricordato che l’evasione per contrabbando è stimata dall’Olaf pari a 10 miliardi all’anno.

2) Uno degli elementi dell’accordo è quello che al di sotto della soglia di 50.000 sigarette le multinazionali del tabacco non pagano sanzioni sulle partite illegali sequestrate. A questo punto le imprese, per evitare cause giudiziarie, basta che riducano i quantitativi di ogni singola partita illegale da introdurre nell’Unione Europea.

3) Negli accordi viene definito anche un numero base annuale di sigarette sequestrate, superato il quale l’impresa è obbligata a pagare il 500% delle imposte evase. Intanto la soglia non risulta mai raggiunta da nessuna delle multinazionali, poi va detto che questa soglia, grazie ad un accordo ulteriore, e con efficacia retroattiva, tra la Philip Morris e la Commissione Europea, è stata modificata in maniera significativa: il numero base è passato da 90 a 450 milioni.

4) Chi controlla il controllore? Proprio così: di fatto la figura del controllore e del controllato sono sovrapposte in quanto il compito di implementare il sistema di tracciamento dei prodotti del tabacco venduti è affidato direttamente alle stesse industrie del tabacco. Per questo motivo Paginauno spiega che questo elemento “porta inevitabilmente a chiedersi quanto possano essere attendibili i dati forniti dalle multinazionali stesse”.

5) Le sanzioni vengono applicate solo alle sigarette originali sequestrate e non a quelle contraffatte. Scrive Paginauno: “Secondo gli accordi, l’azienda ha il diritto di esaminare le partite oggetto di sequestro e di inviare una relazione all’Olaf, allegando la relativa documentazione nel caso in cui l’analisi concluda che le sigarette sono contraffatte, ossia non prodotte nei propri stabilimenti. Se l’Olaf è in disaccordo, la partita è sottoposta all’esame di un laboratorio indipendente, designato di comune accordo tra la Ue e la multinazionale del tabacco, per un giudizio definitivo”.

In realtà, secondo i dati forniti dalla stessa Commissione Europea nel 2014, fino al 2013 non è mai stato fatto ricorso a laboratori indipendenti per la verifica.

6) A questo punto il conflitto di interessi è evidente visto che negli accordi firmati dalla Commissione europea sono le multinazionali a stabilire l’originalità o meno delle sigarette sequestrate, dunque a stabilire, di fatto, i valori su cui poi dovranno pagare le sanzioni. Per evitare controlli e ammende basterà quindi produrre le cosiddette “cheap whites” e cioè le sigarette senza marca. Le cheap whites infatti, sono prodotti che sono estranei a qualsiasi controllo sulla loro eventuale provenienza dagli stabilimenti delle industrie del tabacco.

7) Passiamo ai numeri. Come riporta Cracco, nel 2016 la Commissione ha presentato una valutazione tecnica dell’accordo con la Philip Morris: tra il 2006 e il 2014 il volume del contrabbando in Europa non è affatto diminuito, anche se è mutato nella sua composizione: nelle partite sequestrate le sigarette originali Philip Morris hanno registrato una flessione dell’85%, ma è aumentato il numero delle cheap whites. Mentre l’importo delle sanzioni comminate a Philip Morris dal 2006 al 2015 è stato pari a 68 milioni di euro.

Dunque tirando le somme il fenomeno del contrabbando di fatto non è diminuito, anche se è cambiato, all’Ue continuano ad essere sottratte entrate fiscali e i profitti in nero di chi produce e alimenta la filiera illegale aumentano.

Intanto l’accordo tra la Philip Morris e la Commissione Europea è scaduto a luglio e il Parlamento ha deliberato per non rinnovarlo. Nonostante la pressione delle lobby (a Bruxelles sono presenti 97 lobbisti del tabacco che hanno a disposizione un budget annuale di 5,2 milioni e rappresentano nove compagnie e 22 industrie del settore) e nonostante la risoluzione del parlamento non fosse vincolante, la Commissione Europea a luglio ha deciso di non rinnovare l’accordo.

Cosa succederà ora? Investirà per tracciare le cheap whites? Promuoverà le azioni legali congelate in questi anni per recuperare le mancate entrate fiscali e perseguire il riciclaggio? O stipulerà un altro accordo?

Tar, Consulta, Governo: lo scaricabarile delle responsabilità

Parlare dell’ennesima (non) decisione del Tar sulla questione tasse ecigs è inutile. Vale la pena invece ribadire l’inadeguatezza di un Governo, e in generale del legislatore, che non prende atto dei suoi errori già evidenziati dalla Corte Costituzionale e non li corregge.

Il Tar ieri ha di nuovo rinviato alla suprema Corte che in realtà si è già pronunciata su una vicenda analoga mesi fa. Che cosa aveva detto allora la Corte Costituzionale? Aveva evidenziato una serie di criticità da superare: l’indiscriminata sottoposizione ad imposta di qualsiasi prodotto contenente “altre sostanze” diverse dalla nicotina, l’irragionevole estensione “del regime amministrativo e tributario proprio dei tabacchi anche al commercio di liquidi aromatizzati i quali non possono essere considerati succedanei del tabacco”, l’eccesso di discrezionalità amministrativa.

Allora perché il legislatore, che dovrebbe adeguarsi a quanto stabilito dalla Consulta, non lo fa? In ballo ci sono, da un lato aziende sane che continuano a pagare tasse ingiuste e assassine, dall’altro chi approfitta di una situazione di voluta incertezza e mancati controlli. In mezzo le multinazionali del tabacco, sempre pronte a finanziare fondazioni, associazioni, eventi collegati a politici e partiti, giocando una partita sporca sulla pelle della gente.

Verso un cambio delle tasse sulle ecigs?

A gennaio potrebbe cambiare il sistema  delle tasse concernenti la sigaretta elettronica facendo tornare i prezzi dei liquidi per ecigs a parametri  più accettabili. È stato infatti ammesso in commissione bilancio al Senato un emendamento alla legge di stabilità che di fatto impegna il Governo a prevedere l’introduzione di una imposta di consumo parametrata sulla nicotina contenuta nel prodotto (edit: si tratta di un ordine del giorno e non di un emendamento, ma la sostanza politica del discorso non cambia).

La prima importante conseguenza di una definizione legislativa del genere sarebbe innanzitutto un riequilibrio dei costi dei liquidi. Si darebbe  una chance  a chi ha deciso di abbandonare il fumo tradizionale sicuramente nocivo (e purtroppo a volte anche letale) di poter optare per il sistema finora più efficace, secondo numerose e autorevoli ricerche, per contrastare il tabagismo e cioè l’utilizzo della e cigs. In realtà questo emendamento è dovuto ad una serie di circostanze ed esigenze. Come argomentato dai relatori, ed evidentemente condiviso dagli altri componenti della commissione, l’applicazione della precedente imposta ha comportato un aumento dei prezzi di vendita al pubblico del 150% e all’ingrosso di oltre il 300% rispetto allo scorso anno determinando: un completo blocco del mercato, perdita di concorrenza delle aziende italiane (circa il 70% di vendite in meno rispetto al 2014), sviamento della clientela verso modalità di approvvigionamento alternative spesso illegali (siti web esteri che non nominano rappresentante fiscale in Italia e quindi commercializzano liquidi non tassati a prezzi ribassati) ed infine un incremento della produzione “fai da te”.

I senatori che hanno proposto l’ordine del giorno hanno sottolineato che l’insieme di questi fattori ha comportato: mancato gettito fiscale in favore dell’Erario (le entrate non supereranno 11 milioni di Euro), mancanza di controlli fiscali e sanitari sui prodotti in circolazione non conformi agli standard e crisi delle aziende italiane con conseguente perdita di oltre 4.000 posti di lavoro.

A preoccupare i parlamentari però sono soprattutto incongruenze e limiti giuridici della normativa in vigore tant’è che la Corte Costituzionale, intervenuta sulla questione, si è pronunciata evidenziando una serie di criticità da superare: l’indiscriminata sottoposizione ad imposta di qualsiasi prodotto contenente “altre sostanze” diverse dalla nicotina, l’irragionevole l’estensione “del regime amministrativo e tributario proprio dei tabacchi anche al commercio di liquidi aromatizzati i quali non possono essere considerati succedanei del tabacco”, l’eccesso di discrezionalità amministrativa.

Tirando le somme l’approvazione dell’ordine del giorno sulle nuove imposte in materia di ecigs troverebbe la sua ratio (dal punto di vista dei parlamentari) in quanto un’imposta di consumo parametrata sulla nicotina contenuta nel prodotto (Euro/mg), consentirebbe un monitoraggio più facile della vendita della nicotina attraverso la filiera. Con la tracciabilità della nicotina si abbatterebbero anche le possibilità di elusione dell’imposta.

Nemmeno un passo indietro

La resilienza è la capacità di un sistema di superare il cambiamento.

In ingegneria, la resilienza è la capacità di un materiale di assorbire energia di deformazione elastica.
In informatica, è la capacità di un sistema di adattarsi alle condizioni d’uso e di resistere all’usura in modo da garantire la disponibilità dei servizi erogati.
In ecologia e biologia è la capacità di un materiale di autoripararsi dopo un danno, o di una comunità (o sistema ecologico) di ritornare al suo stato iniziale dopo essere stata sottoposta a una perturbazione che l’ha allontanata da quello stato.
In psicologia, è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà.         (fonte wikipedia)

 

Per noi, resilienza significa essere ancora qui, nonostante tutto. A disposizione di chi ha scelto di smettere di fumare. La legge ci equipara al tabacco ma sappiamo tutti che non è così. Sappiamo tutti che il vapore emesso dalle sigarette elettroniche non è fumo e che le sigarette elettroniche non hanno niente a che fare con le sigarette, se non nel richiamo alla gestualità e all’utilizzo eventuale della nicotina.logo-bianco.jpg

La legge ci costringe a tasse quasi insostenibili, ma come dicevamo all’inizio di questa avventura non si può fermare il progresso. Per questo stiamo studiando nuove tecnologie, per poter andare incontro alle esigenze e alle richieste degli utenti, per continuare ad aiutarli a dire basta al fumo da sigaretta.

Lo Stato tassa i nostri liquidi anche allo scopo di fare cassa, senza fare distinzione tra liquidi con e senza nicotina; senza fare distinzione tra noi, che li abbiamo fatti analizzare da Università e laboratori accreditati, e chi importa o produce senza alcun controllo.

Ma teneteci d’occhio, visitate i nostri store. Presto ci saranno anche delle nuove aperture che potrete controllare sul nostro sito, quindi restate in contatto!

Ovale resiste.

La tassa sui liquidi e l’illogica equivalenza dell’Aams

Ieri è stata annunciata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli l’introduzione dell’imposta di consumo sui liquidi per sigaretta elettronica, pari a 0,37344 euro per millilitro.

L’imposta è stata calcolata dai tecnici dell’Aams secondo un’equivalenza che è oggettivamente incomprensibile per chiunque sia dotato di un cervello in grado di ragionare.

Che cosa dice questa equivalenza? Che bisogna paragonare 1 ml di liquido (udite udite, anche quello senza nicotina) a 5,63 sigarette convenzionali. E già qui… ma il capolavoro è nelle conclusioni. Secondo l’Agenzia dei Monopoli, la tassa si calcola sul tempo di consumo del liquido. Hanno stabilito che una sigaretta si consuma in media in 37,91 secondi. Di conseguenza (?) hanno dedotto che il tempo medio per il consumo del liquido per sigaretta elettronica è pari a 213,59 secondi. Di qui la determinazione della tassa in equivalenza con le “bionde”. Come se una sigaretta elettronica si usasse come una normalissima e, quella si, pericolosissima sigaretta tradizionale….aams

Qual è il risultato? Un impatto superiore al 100% sull’attuale prezzo al pubblico. Le domande sono molteplici: innanzitutto perché la definizione dell’equivalenza viene fatta fare dai monopoli? Potrebbe essere logico se si intendessero i liquidi per sigaretta elettronica come succedanei del tabacco, ma come si fa a sostenere una cosa del genere visto che le ecigs si pongono in antitesi al fumo e, come hanno dimostrato molti studi, aiutano a smettere di fumare? Come si fa a consentire un aumento di prezzo di un prodotto che finora si è dimostrato innocuo e un valido aiuto per la lotta al tabagismo, soprattutto se rapportato alla sigaretta che di certo provoca malattie mortali? Come si fa a definire un aumento in proporzione alle sigarette tradizionali di un prodotto che ha una diffusione nemmeno lontanamente paragonabile a quella del fumo?

Ci spieghino, i signori dei Monopoli (che decidono su un prodotto che NON è sotto monopolio, lo ricordiamo) qual è lo standard scientifico per la misurazione di una (presunta) equivalenza tra sigarette tradizionali ed elettroniche? Di fatto questo standard non esiste, essendo i prodotti troppo diversi tra loro. Quello che hanno fatto i Monopoli è stato, in sintesi, come fare un’equivalenza tra 1 kg di cioccolata e 1 kg di spinaci.

Ci spieghino poi qual è la logica di tassazione per i liquidi non contenenti nicotina. Ancora una volta lo Stato italiano fa un omaggio alle lobby del tabacco. Questa tassa verrà periodicamente ripensata. Noi chiediamo che l’equivalenza sia ridotta, e non di poco. Chiediamo che venga ripensato il criterio inaccettabile di ritenere le ecigs prodotti succedanei del tabacco. Chiediamo che i liquidi senza nicotina non vengano tassati.

Dal governo una legge su misura per la Philip Morris?

Il Governo italiano si prepara a varare una legge fatta su misura per la Philip Morris. La notizia, per quanto incredibile possa sembrare, circola ormai da settimane sui principali siti di informazione.
Le vicende legate alle sigarette elettroniche sono ormai da tempo ben oltre il paradosso. Tutti ormai sanno che le ecigs non sono nocive come le bionde tradizionali, così come tutti ormai sanno che la guerra che il governo italiano ha fatto alle ecigs era dovuta soltanto a contenere le minori entrate dovute alle tasse sulle sigarette. Tutti sanno che il governo italiano ha cercato, e sta ancora cercando, di distruggere questo mercato perché dalle accise sulle sigarette tradizionali arrivano milioni di euro ogni mese. Così, quando è stato evidente che con le sigarette elettroniche si riusciva gradualmente a smettere di fumare (e quindi a regalare meno soldi di tasse al governo), lo Stato italiano si è messo all’opera. Proibizioni senza alcuno studio scientifico, imposizione di regimi fiscali folli basati su nessuna ricerca, articoli di giornale che diffondevano allarmi senza fondamento.
Tutto questo è durato fino a qualche settimana fa, quando improvvisamente le cose sono cambiate. Non per tutti però. Le pagine dei quotidiani si sono riempite di notizie positive su una fantomatica sigaretta elettronica definita “di nuova generazione”. Una sigaretta identica a quelle “normali”, che scalda tabacco ed emette nicotina. Dov’è la “nuova generazione”? Per capire il cambio di passo di politica e stampa italiana basta dire che è prodotta dalla Philip Morris. È bastato questo a modificare l’atteggiamento di tutti nei confronti del fumo elettronico, che improvvisamente (ma solo quello targato Philip Morris, sia chiaro) sembra essere destinato a un binario assolutamente prioritario, lontano da divieti e tassazioni spropositate.
Scrive il Sole24Ore che “la sigaretta elettronica di nuova generazione, ovvero quella contenente tabacco, potrà molto probabilmente venire utilizzata senza restrizioni in luoghi pubblici come bar e ristoranti e potrà essere oggetto di pubblicità. È quanto emerge dall’articolo 1 della bozza di decreto legislativo sulla tassazione dei tabacchi allo studio del ministero dell’Economia secondo cui la nuova sigaretta elettronica nonostante la presenza di tabacco al suo interno dovrà essere considerata non un ‘prodotto da fumo’, ma un ‘prodotto da inalazione’.” Chiariamo: solo la ecigs di marca Philip Morris sarebbe “da inalazione”, le altre sigarette elettroniche resterebbero prodotto da fumo, contro ogni logica e buon senso, così come stabilito da un decreto precedente.
Quindi secondo il governo italiano aziende serie come la Ovale, che da anni investe in ricerca e sviluppo, e che nonostante tutto continua a farlo per offrire prodotti sicuri e che aiutino a smettere di fumare, potranno restare nel limbo dei divieti. Sui giornali si continuerà a parlarne in termini negativi, il governo continuerà ad ostacolarne la crescita. Ormai questo è un gioco evidente a chiunque abbia un minimo di coscienza critica. Aziende come la Philip Morris, invece, da sempre portatrici di morte e malattie, continueranno a lavorare su binari privilegiati.

Governo Letta schiavo delle lobby. Più ammalati, più business?

Un Governo che pensa soltanto a come fare cassa, ignorando completamente la salute dei cittadini, è indegno di un Paese civile. Le notizie diffuse stamattina dalla stampa riguardo una possibile diminuzione delle accise sui tabacchi a fronte dell’introduzione del divieto di svapo e pubblicità per le sigarette elettroniche, se confermate, sarebbero soltanto il segno del servilismo del Governo Letta nei confronti della lobby dei tabacchi. Negli ultimi mesi si è assistito ad un continuo balletto normativo, con provvedimenti proposti, approvati, ritirati, cancellati, riproposti ancora. Tutto questo invece di regolamentare con senno il settore ed incoraggiare la ricerca. Non è possibile che si continuino ad ignorare gli appelli del mondo medico, che ha più volte sottolineato come con le sigarette elettroniche si andrebbero a risparmiare milioni di euro in spesa sanitaria.
Ci auguriamo di leggere nel provvedimento “Milleproroghe” la cancellazione della tassa al 58,5% sulle sigarette elettroniche che, per usare le parole dell’oncologo Umberto Veronesi ‘potrebbero salvare 30mila vite all’anno in Italia e 500 milioni nel mondo’. Un Governo che ha a cuore i suoi cittadini dovrebbe pensare esclusivamente alla loro salute e non a come aumentare gli introiti, incoraggiando la gente a fumare.

La schizofrenia legislativa che favorisce le lobby

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Si può distruggere un settore, rischiare di far perdere il lavoro a migliaia di persone, solo per miseri giochini politici?

Si, si può. E’ successo ieri in Senato, quando il senatore Stefano Candiani (Lega Nord) ha presentato un emendamento che di fatto equipara nuovamente le sigarette elettroniche a quelle tradizionali, ripristinando il divieto di pubblicizzazione e il divieto di svapo in luoghi chiusi, contro ogni logica e contro tutti i pareri scientifici che si sono succeduti in questi mesi.

In un lungo scambio di opinioni via twitter, il senatore Candiani ieri sera ha ammesso di aver presentato l’emendamento al dl Salva Roma soltanto per svelare “il doppio gioco di chi tutela la salute e chi invece sta con le lobby qualunque siano”. Per questo motivo, sempre lo stesso Candiani, ha spiegato di aver prima presentato l’emendamento e di non averlo poi votato.

Per quanto possa essere difficile dar credito a quello che dice Candiani, siamo di fronte a pura schizofrenia legislativa. Si gioca con la vita e il lavoro della gente esclusivamente per vedere chi vota contro e chi vota a favore? Si presenta un emendamento che mette in ginocchio un settore che da lavoro ad almeno 6mila persone, soltanto per poi votare contro e poter dire a parole di essere contro le lobby?

Vogliamo ricordare che la legge che prevedeva il divieto di pubblicità e di svapo nei luoghi pubblici era stata abolita poco più di un mese fa. L’unica spiegazione è che chi ci amministra sia del tutto ignorante (nel senso che ignora) sui provvedimenti che mette in campo. Proprio mentre scriviamo, il dl è in votazione al Senato. Può darsi che sia tardi per pretendere dal senatore leghista Candiani di ritirare l’emendamento e di studiare l’argomento, come avrebbe dovuto fare ben prima di decidere di giocare con la vita delle persone. Per questo l’unica arma che abbiamo è quella di continuare a fare i nomi e i cognomi.

Ricordatevi di queste persone quando finalmente potremo tornare alle urne e scegliere i nostri rappresentanti in Parlamento. Ricordatevi di chi lavora con onestà e chi invece si presta a giochi politici meschini e senza senso.

Perché la politica si accanisce contro le ecigs?

Possibile che in Italia si pensi solo a come distruggere il settore delle ecigs, uno dei pochissimi in crescita negli ultimi anni? Con tutti i problemi che l’Italia si trova a dover affrontare, possibile che il primo pensiero dei politici sia solo quello di distruggere il fumo elettronico? L’emendamento al dl Salva Roma che reintroduce nuovamente per le ecigs le stesse disposizioni dei tabacchi lavorati, a firma di Stefano Candiani (Lega Nord), approvato in commissione al Senato, non farà altro che dare un ulteriore colpo a tutto il settore, già duramente provato da provvedimenti iniqui e senza senso, come la tassazione sproporzionata che partirà il 1 gennaio e il relativo regolamento, poco chiaro e che non prende in considerazione alcuna fase transitoria.

Sono mesi ormai che siamo costretti a togliere tempo al lavoro per fronteggiare una guerra impari che si sta giocando senza esclusione di colpi sulle teste di tutte le persone che lavorano con aziende sane come la nostra e che portano benessere al Paese, anche pagando sempre le tasse. Come pensa il Governo di poter ricavare qualcosa da un settore che sta continuando consapevolmente a mettere in ginocchio? Perché il Governo non ascolta i tantissimi scienziati che, ricerche e studi alla mano, hanno dimostrato l’enorme potenziale delle sigarette elettroniche, infinitamente meno nocive di quelle tradizionali? I nostri amministratori dovrebbero rendere un buon servizio al Paese e non fare gli interessi di lobby e potentati economici.

C’era una volta… una storia ancora tutta da scrivere.

C’era una volta un signore di nazionalità cinese che in Spagna, in poche settimane e a partire solo da novembre, ha registrato centinaia di disegni di sigarette elettroniche all’ufficio spagnolo per brevetti e marchi presso il Ministero dell’Industria a Madrid, andando poi in giro ad intimidire i rivenditori di ecigs. L’ha fatto spendendo un patrimonio, pur sapendo di non poter vantare alcun diritto sul prodotto: infatti Ovale ha cominciato a commercializzare le ecigs in tutta Europa più di sette anni fa e in Spagna da quasi un paio di anni.

C’era una volta un tribunale francese che senza alcuna evidenza ha emesso una sentenza in cui la sigaretta elettronica viene equiparata al tabacco tradizionale.

C’era una volta un paese europeo, l’Italia, in cui si mette a punto una legge contro il buon senso, contro il parere di illustri scienziati, contro l’Unione Europea, contro i risparmiatori, contro chi ha trovato un’alternativa al tabagismo, contro gli imprenditori onesti, contro le finanze dello Stato. Un paese, l’Italia, che tassa ecigs e liquidi al 58,8% più iva, rendendo i costi improponibili per imprese e pubblico. Un paese in cui chi governa, stabilisce degli adempimenti fiscali che richiederebbero mesi di preparazione e che invece vengono fumosamente pubblicati soltanto venti giorni prima dell’entrata in vigore.

C’era una volta il libero mercato.

Purtroppo non è una favola amara, una di quelle storie tanto amate da Benni o Pennac per poter spiegare i paradossi del nostro tempo, ma è una storia che forse nasconde altre storie e che rischia di incidere sulla vita di qualche milione di persone. Non ci piace fare dietrologia, né costruire scenari complottisti, catastrofisti o degni del peggiore film di 007, ma sembra piuttosto evidente che sta succedendo qualcosa di strano.

Come si muove il “prodigioso signore cinese”, da solo? Ha tutti questi soldi da buttare? Come mai quel pronunciamento del tribunale francese, proprio ora che le ecigs spopolano in terra transalpina? E poi, possibile che in Italia facciano in fretta e così sfacciatamente la guerra ad un prodotto che secondo il prof. Veronesi ed altri studiosi potrebbe salvare migliaia di vite? Possibile che il tutto venga fatto spudoratamente, avvantaggiando chi gestisce il sistema dei tabacchi e del gioco d’azzardo? Possibile che si decida sulle teste di tanti che perderanno il posto di lavoro, di tanti che potrebbero tornare alla sigaretta tradizionale sicuramente nociva e soprattutto senza poterci ricavare nulla in termini di tasse?

Dateci un motivo per ricacciare via le nostre domande. Stupiteci. Dimostrate che i nostri sono solo sospetti ingiustificati. Vediamo se passa l’emendamento sulla rimodulazione della tassa sulle ecigs in discussione alla Camera.

(…to be continued)

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