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Quanto è valida una ricerca che per l’analisi usa metodi irreali?

L’esito di una ricerca dipende sempre dalla metodologia applicata alla ricerca stessa. Se la metodologia tiene conto di strumenti e parametri illogici anche i risultati lo saranno.

Questo è esattamente ciò che è successo con lo studio condotto da un team dell’università di Bologna sull’utilizzo della sigaretta elettronica. I ricercatori sono inciampati infatti in un errore metodologico molto evidente e grossolano, sicuramente in buona fede, che ha condizionato tutto il loro lavoro: hanno utilizzato per i test (fatti sugli animali) una combinazione di atomizzatori e batterie con una potenza tale da renderli incompatibili e addirittura pericolosi. Aziende serie e con una storia di forte impegno per lo sviluppo di nuove tecnologie, analisi sui prodotti e tracciabilità come Ovale, non si sognerebbero mai di combinare strumenti del genere.

Secondo questa ricerca, per sintetizzare, le sigarette elettroniche anche non bruciando tabacco come le sigarette tradizionali, produrrebbero ugualmente sostanze tossiche con la conseguenza che anche le ecigs potrebbero quindi causare seri danni alla salute. Ma come si è arrivati a questo risultato?

Il team di ricercatori ha usato un tank da 2,5 ml con atomizzatore da 2 ohm attivato con una batteria regolata a 5,5V. La nostra pluriennale esperienza tecnica ci dice che non esistono in commercio atomizzatori da 2 ohm tarati per sopportare un voltaggio/wattaggio del genere. Una atom da 2ohm (come ad esempio quello della nostra Elips) lavora correttamente in un range di massimo 5-7 watt. Durante i test invece sono stati erogati per quel tipo di atom ben 15 watt e cioè più del doppio di quanto quasi certamente quell’atomizzatore potesse supportare. Qual è la conseguenza? Con un atom da 2 ohm utilizzato con una batteria regolata a 15 watt è assolutamente normale che il vapore prodotto sia nocivo e pieno di aldeidi e altri elementi di decomposizione. Il test è stato organizzato con un ciclo formato da tiri di ben 6 secondi intervallati da 5 secondi di pausa, ripetuti per 17 volte. In una giornata venivano effettuati più cicli sempre con la batteria impostata a 5,5V e con una resistenza da 2 ohm. Non abbiamo difficoltà a dire che un dispositivo elettronico del genere è “criminale” e il suo utilizzo con quelle modalità non potrà che essere dannoso. E infatti i risultati della ricerca lo indicano: sui poveri animali che hanno subito lo stress di test così mal calibrati (sull’uomo non è ancora provato che il risultato sia identico) si è evidenziata la produzione di un effetto inducente sugli enzimi bioattivanti e inibente per quelli detossificanti. Il punto è che però il risultato è stato condizionato da una metodologia di ricerca di per sé sbagliata perché gli strumenti utilizzati erano già tarati per essere nocivi per la salute. Per usare un paradosso potremmo dire che si è ottenuto un risultato tossico perché lo erano già gli strumenti utilizzati per ottenerlo.

Certo, Ovale non ha mai utilizzato quella combinazione sconclusionata di atomizzatori e batterie, e quindi la questione non ci tocca. I nostri liquidi e i nostri hardware sono stati analizzati e testati da università e centri di ricerca internazionali. I nostri prodotti, a parità di aspirazioni, rilasciano appena un terzo della nicotina rilasciata dalle sigarette tradizionali e nei nostri liquidi non sono presenti metalli tossici e nocivi per l’uomo, come accertato dal dipartimento di Chimica dell’Università di Napoli Federico II.

Ma proprio perché siamo l’azienda con più esperienza sul mercato abbiamo l’obbligo morale di stigmatizzare la diffusione di dati inficiati da una procedura scorretta. E questo perché nonostante decine di studi a favore dell’uso della sigarette elettroniche provenienti dalle più prestigiose università del mondo, un lavoro del genere rischia di innescare una sorta di terrorismo psicologico che il settore, già vessato da una normativa schizofrenica, non può permettersi. A Bologna, sede dell’università dove è stata effettuata la ricerca, una notizia del genere rischia di creare difficoltà ai rivenditori che già hanno subito gli effetti del marketing aggressivo e della presenza proprio in città, dei nuovi stabilimenti della Philip Morris inaugurati in pompa magna alla presenza dell’allora premier Matteo Renzi. 

Un gruppo di donne e uomini di scienza non può permettersi di inciampare in errori così grossolani. Errori che saltano all’occhio di chiunque sia un po’ acculturato sul mondo e sulle tecnologie utilizzate per le sigarette elettroniche. La conoscenza e lo studio sono rispettivamente obiettivo e principio della nostra azienda per questo ci siamo permessi di porre qualche domanda e provare a fare dei ragionamenti semplici, d’altronde come diceva Voltaire “l’ignoranza afferma o nega rotondamente; la scienza dubita”.

Ovale è la prima azienda al mondo a spostare la produzione di ecigs dalla Cina all’Europa

Innovativa da sempre e controcorrente. E’ il tratto distintivo, l’essenza dell’azienda Ovale, che da oltre un decennio lavora nel mondo delle sigarette elettroniche, prodotti alternativi al fumo e infinitamente meno nocivi. Senza interrompere la sfida dell’innovazione e dello sviluppo, l’ultima importante scommessa la vede andare in direzione opposta rispetto alla maggioranza dell’imprenditoria mondiale: la delocalizzazione degli impianti produttivi dalla Cina all’Europa. bandiera_new

In queste settimane è diventato realtà il polo europeo di ricerca e produzione di sigarette elettroniche, liquidi ed accessori. Ovale ha avviato, prima al mondo, una fabbrica non cinese che realizza tecnologia per sigarette elettroniche. La fabbrica è già operativa e da dicembre è iniziata anche la distribuzione in tutto il vecchio continente del primo hardware completamente made in Europe.

Si tratta di una nuova produzione che consente di mettere in cantiere prodotti nuovi e altamente sofisticati, performanti e originali. Una scelta che si accompagna alla nuova normativa europea TDP di recente attuazione che, nelle intenzioni del legislatore, punta a garantire il consumatore europeo rendendo sempre meno appetibile il mercato cinese, offrendo tempi più bassi e certi per i rifornimenti ai negozi, senza più attese alle dogane per le importazioni. La scelta, inoltre, offre anche un maggiore risparmio economico dovuto alla cancellazione della voce di spesa da pagare alla Cina per le tante tasse che lo stato asiatico è solito trattenere. “Produrre in Cina non è più economicamente conveniente, né per i clienti né per le aziende come la nostra che utilizzano materiali all’avanguardia e personale qualificato, rispettando tutti i diritti dei lavoratori – è il commento dei dirigenti Ovale – Per questo abbiamo deciso di investire all’interno dell’Unione Europea, ristabilendo nel vecchio continente quelle attività che sembravano ormai scomparse. Abbiamo creato nuovi posti di lavoro, riportato più vicini a noi la ricerca e lo sviluppo, abbiamo investito a casa nostra e ne siamo orgogliosi”. Ovale punta a creare un polo produttivo di qualità nel settore delle electronic cigarettes, affiancando alla fabbrica di tecnologia anche quella che realizza gli apprezzatissimi liquidi Ovale, in modo da concentrare gli investimenti senza disperderli e massimizzare i vantaggi per i consumatori.

Quella di Ovale non è comunque una scelta isolata, ma segue un trend in continua crescita che vede coinvolte anche aziende di altri settori. Secondo gli ultimi dati dell’Uni-Club MoRe Reshoring Research Group, un gruppo di ricerca che coinvolge le università di Catania, L’Aquila, Udine, Bologna, Modena e Reggio Emilia, è proprio la Cina il paese dal quale vanno via la maggior parte delle imprese (l’80,8%).

Le sigarette elettroniche aiutano a smettere di fumare. Lo studio del Royal College di Londra.

the-royal-college-of-physiciansBisognerebbe promuovere ampiamente l’uso delle sigarette elettroniche in sostituzione del fumo di sigaretta. E’ la conclusione del rapporto “Nicotine without smoke: tobacco harm reduction” del Royal College of Physicians, la più antica e prestigiosa facoltà di Medicina dell’Inghilterra.

Il rapporto del Royal College sulla riduzione di danni del tabacco ha concluso che le sigarette elettroniche possono essere un beneficio per la salute pubblica, i fumatori possono essere incoraggiati ad utilizzarle, e tutti possono essere rassicurati sul fatto che le esig sono molto più sicure del fumo tradizionale.

Nel rapporto si legge che il fumo di sigaretta è letale per circa il 50% di chi fuma per tutta la vita. Questa categoria di persone perde in media circa 3 mesi di aspettativa di vita per ogni anno di fumo dopo i 35 anni (quindi circa 10 anni di vita in totale).

Dal quando le sigarette elettroniche sono arrivate sul mercato inglese, nel 2007, sono state accompagnate da polemiche dei medici e delle persone. Questo nuovo rapporto di 200 pagine spiega nel dettaglio cosa dice la scienza, qual è la regolamentazione e quale l’etica, e affronta le polemiche e le incomprensioni, con conclusioni basate sui più recenti dati disponibili:

– Le sigarette elettroniche non sono un modo per iniziare a fumare. Nel Regno Unito, l’uso di esig è limitato quasi esclusivamente a coloro che già utilizzano, o hanno utilizzato, tabacco. Non vi è alcuna prova che le sigarette elettroniche determinino la “normalizzazione” del fumo. Nessuno di questi prodotti ha finora portato ad un uso significativo tra persone che non hanno mai fumato.

– L’utilizzo di sigarette elettroniche può aiutare a smettere di fumare, lì dove altri tentativi non avrebbero successo e non sarebbero nemmeno presi in considerazione.

– Anche se non è possibile stimare i rischi per la salute a lungo termine associati con le e-sigarette, i dati disponibili suggeriscono che è improbabile che possano superare il 5% di quelli associati ai prodotti del tabacco tradizionale, e potrebbero essere anche sostanzialmente inferiori a questa cifra.

La relazione riconosce la necessità di una regolamentazione proporzionata, ma suggerisce che la regolamentazione non dovrebbe inibire lo sviluppo e l’uso di prodotti che possono ridurre i danni per i fumatori. Una strategia di regolamentare dovrebbe adottare un approccio equilibrato nella ricerca al fine di garantire la sicurezza dei prodotti e consentire e incoraggiare i fumatori a utilizzare questi prodotti invece del tabacco.

Secondo il professor John Britton, presidente del “Tobacco Advisory Group” di RCP, “le sigarette elettroniche hanno il potenziale per fornire un importante contributo alla prevenzione di morte prematura e malattia che il fumo attualmente provoca nel Regno Unito”.

I fumatori devono essere rassicurati sul fatto che questi prodotti possono aiutarli ad abbandonare il tabacco per sempre.

TPD, quel sistema “automatico” che non offre nessuna certezza

La Tpd (Tobacco Products Directive), ormai in vigore da qualche mese in tutta Europa, ha introdotto un sistema di controllo da parte degli Stati dell’Unione Europea di tutti i prodotti collegati al settore delle sigarette elettroniche, che devono essere notificati addirittura 6 mesi prima dell’immissione in commercio. Un modo trasversale per controllare e tenere sulla corda l’intero settore.

Di questo si è già scritto tanto e le critiche non sono mancate, ma quello su cui vogliamo puntare oggi l’attenzione riguarda l’assoluta discrezionalità lasciata nelle mani dell’ente europeo preposto a questo compito. Una procedura che doveva essere automatica e che invece di “automatico” ha veramente poco. Bisogna iscriversi al sistema messo in piedi dalla UE, ma non c’è nessuna certezza sui tempi in cui è possibile farlo. Una volta inseriti tutti i dati si resta infatti completamente in balia dell’ente, che può impiegare il tempo che crede (ore, giorni, settimane) per fornire il richiesto ID per effettuare le notifiche. Nessun tempo certo, nessuna possibilità per le aziende di far valere i propri diritti, visto che nessuno risponde agli indirizzi mail che dovrebbero fornire informazioni e assistenza.

Chissà se nel settore del tabacco tradizionale devono fare lo stesso percorso ad ostacoli per poter lavorare….

Storia di un accordo (neanche troppo segreto) tra Ue e Big Tobacco

european_commission_logo1In questi anni la politica europea ha creato una cornice legale tagliata su misura per gli interessi delle multinazionali del tabacco. Grazie ad un accordo che, teoricamente, dovrebbe arginare il fenomeno del contrabbando, Philip Morris, Japan Tobacco e Japan Tobacco International si sono assicurate immunità e risparmi miliardari. Il tutto a danno dei paesi dell’Unione Europea.

Come è stato possibile?

Tutto nasce da una indagine dell’Olaf (l’ufficio europeo per la lotta antifrode), che ha scoperto e messo in evidenza il coinvolgimento diretto e indiretto di Philip Morris e Japan Tobacco nel commercio illegale. Ciò che emerge da questa indagine è che il loro comportamento illecito a favore del contrabbando, secondo una stima della stessa Olaf è la sottrazione all’Unione di imposte per 10 miliardi di euro all’anno.

Per questo motivo nel novembre 2000 l’Unione Europea e dieci Paesi Ue intentano una causa presso la Corte distrettuale di New York contro Philip Morris International e Japan Tobacco International, accusando le due multinazionali di contrabbando di sigarette e riciclaggio di denaro.

Ma un anno dopo cosa succede? Commissione Europea e Philip Morris avviano trattative riservate su un possibile accordo per combattere il contrabbando e la contraffazione di sigarette. Negli anni a seguire l’accordo viene siglato e successivamente anche Japan Tobacco firma un accordo simile. La prima conseguenza è la chiusura delle controversie legali.

La rivista Paginauno, con un lavoro a firma di Giovanna Cracco dal titolo “thank you for smoking”, ricostruisce in maniera puntuale e dettagliata la delicatissima vicenda. L’analisi contiene dati, interrogazioni parlamentari e grafici. Paginauno spiega che a seguire la Commissione Europea sigla patti analoghi anche con British American Tobacco e Imperial Tobacco.

Premettendo che una parte sostanziale degli accordi è coperta da clausole di riservatezza, è interessante provare a capire se questi patti siano stati effettivamente efficaci nella lotta al contrabbando o se invece abbiano alla fine dei conti favorito gli interessi delle multinazionali. L’ipotesi, come scrive Paginauno, è che “con pochi spiccioli – è il caso di definire in tal modo gli importi pagati all’Unione europea rispetto ai bilanci delle industrie del tabacco – la Philip Morris si è garantita l’immunità per dodici anni”.

Le questioni in campo evidenziate anche dall’analisi di Cracco però sono diverse. Proviamo a metterle in fila:

1) Da un lato questi accordi hanno assicurato alla Ue entrate per complessivi 1,9 miliardi di dollari in 12 anni oltre alla previsione di ulteriori pagamenti da parte della multinazionale del 100% per sequestri di partite illegali superiori alle 50.000 sigarette.

Dall’altro, va ricordato che l’evasione per contrabbando è stimata dall’Olaf pari a 10 miliardi all’anno.

2) Uno degli elementi dell’accordo è quello che al di sotto della soglia di 50.000 sigarette le multinazionali del tabacco non pagano sanzioni sulle partite illegali sequestrate. A questo punto le imprese, per evitare cause giudiziarie, basta che riducano i quantitativi di ogni singola partita illegale da introdurre nell’Unione Europea.

3) Negli accordi viene definito anche un numero base annuale di sigarette sequestrate, superato il quale l’impresa è obbligata a pagare il 500% delle imposte evase. Intanto la soglia non risulta mai raggiunta da nessuna delle multinazionali, poi va detto che questa soglia, grazie ad un accordo ulteriore, e con efficacia retroattiva, tra la Philip Morris e la Commissione Europea, è stata modificata in maniera significativa: il numero base è passato da 90 a 450 milioni.

4) Chi controlla il controllore? Proprio così: di fatto la figura del controllore e del controllato sono sovrapposte in quanto il compito di implementare il sistema di tracciamento dei prodotti del tabacco venduti è affidato direttamente alle stesse industrie del tabacco. Per questo motivo Paginauno spiega che questo elemento “porta inevitabilmente a chiedersi quanto possano essere attendibili i dati forniti dalle multinazionali stesse”.

5) Le sanzioni vengono applicate solo alle sigarette originali sequestrate e non a quelle contraffatte. Scrive Paginauno: “Secondo gli accordi, l’azienda ha il diritto di esaminare le partite oggetto di sequestro e di inviare una relazione all’Olaf, allegando la relativa documentazione nel caso in cui l’analisi concluda che le sigarette sono contraffatte, ossia non prodotte nei propri stabilimenti. Se l’Olaf è in disaccordo, la partita è sottoposta all’esame di un laboratorio indipendente, designato di comune accordo tra la Ue e la multinazionale del tabacco, per un giudizio definitivo”.

In realtà, secondo i dati forniti dalla stessa Commissione Europea nel 2014, fino al 2013 non è mai stato fatto ricorso a laboratori indipendenti per la verifica.

6) A questo punto il conflitto di interessi è evidente visto che negli accordi firmati dalla Commissione europea sono le multinazionali a stabilire l’originalità o meno delle sigarette sequestrate, dunque a stabilire, di fatto, i valori su cui poi dovranno pagare le sanzioni. Per evitare controlli e ammende basterà quindi produrre le cosiddette “cheap whites” e cioè le sigarette senza marca. Le cheap whites infatti, sono prodotti che sono estranei a qualsiasi controllo sulla loro eventuale provenienza dagli stabilimenti delle industrie del tabacco.

7) Passiamo ai numeri. Come riporta Cracco, nel 2016 la Commissione ha presentato una valutazione tecnica dell’accordo con la Philip Morris: tra il 2006 e il 2014 il volume del contrabbando in Europa non è affatto diminuito, anche se è mutato nella sua composizione: nelle partite sequestrate le sigarette originali Philip Morris hanno registrato una flessione dell’85%, ma è aumentato il numero delle cheap whites. Mentre l’importo delle sanzioni comminate a Philip Morris dal 2006 al 2015 è stato pari a 68 milioni di euro.

Dunque tirando le somme il fenomeno del contrabbando di fatto non è diminuito, anche se è cambiato, all’Ue continuano ad essere sottratte entrate fiscali e i profitti in nero di chi produce e alimenta la filiera illegale aumentano.

Intanto l’accordo tra la Philip Morris e la Commissione Europea è scaduto a luglio e il Parlamento ha deliberato per non rinnovarlo. Nonostante la pressione delle lobby (a Bruxelles sono presenti 97 lobbisti del tabacco che hanno a disposizione un budget annuale di 5,2 milioni e rappresentano nove compagnie e 22 industrie del settore) e nonostante la risoluzione del parlamento non fosse vincolante, la Commissione Europea a luglio ha deciso di non rinnovare l’accordo.

Cosa succederà ora? Investirà per tracciare le cheap whites? Promuoverà le azioni legali congelate in questi anni per recuperare le mancate entrate fiscali e perseguire il riciclaggio? O stipulerà un altro accordo?

Perché è importante smettere di fumare

Come cambia il corpo quando si smette di fumare le sigarette tradizionali? C’è una bella infografica che lo mostra nei dettagli.
Già dopo 20 minuti si stabilizza la pressione del sangue e la frequenza cardiaca si normalizza. Dopo 8 ore si abbassano i livelli di monossido di carbonio nel sangue mentre il livello di ossigeno torna alla normalità; la nicotina diminuisce fino al 93,75%. Dopo sole 48 ore si recuperano il senso del gusto e dell’olfatto.
Tra le 2 settimane e i 9 mesi dopo aver smesso di fumare le “bionde”, spariscono gli effetti collaterali negativi: migliora la circolazione, sparisce la tosse, aumenta l’energia, diminuisce il senso di fatica. E soprattutto in questa fase il corpo si libera al 100% della nicotina. Dopo un anno il rischio di malattie coronariche, infarto del miocardio e ictus si riduce del 50%. Dopo 5 anni, il rischio di emorragia cerebrale scende del 41% mentre il rischio di avere un ictus diventa pari a quello di chi non ha mai fumato. Dopo 10 anni si riduce fino al 70% il rischio di un tumore a bocca, gola, esofago, vescica, rene, pancreas e polmoni.

What To Expect When You Quit Smoking
feradi.info

Stop al fumo, le sigarette elettroniche possono riuscire dove tutto il resto ha fallito

Secondo lo Yorkshire and the Humber Tobacco Control Network non ci sono dubbi: le sigarette elettroniche sono di gran lunga più sicure del tabacco e, a differenza di tutti gli altri metodi utilizzati finora, potrebbero davvero aiutare le persone a smettere di fumare le sigarette tradizionali.

Il report emesso dal network britannico è stato pubblicato da Breathe 2025 la cui missione è quella di “vedere la prossima generazione di bambini nati e cresciuti in un luogo privo di tabacco, dove il fumo è insolito”. Nel report si legge che le più aggiornate evidenze scientifiche indicano che il tipo di ecig utilizzato e la frequenza di uso hanno un impatto sui risultati: l’uso quotidiano di modelli con tank ricaricabile offre agli svapatori più possibilità di riuscire con successo a smettere di fumare.breathe 2025

Il documento finale stilato al termine del meeting riassume in 15 punti i potenziali benefici delle ecigs per ridurre i danni da fumo. Il network si offre così di supportare il Public Health England e tutte le altre organizzazioni pubbliche della sanità inglesi. Tra le conclusioni possiamo leggere che le e-cigarettes sono meno dannose del fumo di tabacco e che trattare allo stesso modo ecigs e tabacco fa passare un messaggio fuorviante perché indica che i due prodotti sono equivalenti a livello di rischio e questo non è affatto vero.

Gran Bretagna: perché gli svapatori sostengono la Brexit

Tra le tante ragioni portate avanti dai sostenitori dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, ce n’è una che è passata sotto silenzio e che invece ci riguarda da vicino: la possibilità per i britannici di sfilarsi dall’attuazione della direttiva sui prodotti del tabacco (TPD) che entrerà in vigore il 20 maggio (e che l’Italia ha prontamente adottato senza battere ciglio).

vapersforbritain

Il sito web Vapers for Britain ha lanciato una campagna di denuncia che chiarisce quello che tutto il settore delle ecigs sta dicendo da tempo. Con l’entrata in vigore della direttiva “le imprese dovranno spendere una fortuna per compilare documenti senza senso, cambiare la dimensione dei serbatoi e delle bottigliette di liquido”. Il Governo inglese dice che l’adeguamento al TPD avrà un costo di 1,3 milioni di sterline per le aziende, mentre le aziende denunciano che il costo sarà invece di 988 milioni di sterline, “soldi che pagherai tu” come si legge nella petizione di Vapers for Britain.

A dicembre scorso il primo ministro inglese aveva affermato alla Camera dei Comuni che le sigarette elettroniche avevano aiutato un milione di persone a smettere di fumare le sigarette tradizionali. Eppure, denuncia ancora Vapers for Britain citando una ricerca condotta a gennaio 2016, se il TPD dovesse avere piena attuazione, più della metà dei negozi di sigarette elettroniche sarà costretto a chiudere (53%) e il 56% degli aromi di liquidi non sarebbe più disponibile. L’83% dei dispositivi verrebbe ritirato dal mercato e le imprese si ridurrebbero della metà (-48%).

“La direttiva europea in materia di sigarette elettroniche rappresenta una serie di misure mal progettate, sproporzionate e discriminatorie finalizzate a non ottenere nulla di utile ma fare, al contrario, una gran quantità di danni” commenta Clive Bates, ex direttore di Action on Smoking and Health.

Ecco perché Vapers for Britain invita i tre milioni di svapatori britannici ad approfittare del voto del  referendum Ue e scegliere l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa. “Noi abbiamo la risposta! Se vinciamo, il TPD sarà del tutto inapplicabile e se anche non dovessimo vincere avremmo comunque mostrato a tutta la Gran Bretagna la forza del mondo vapers. Inizieranno a rispettarci”.

 

La guerra allo svapo serve solo a Big Tobacco, che ringrazia

La guerra di Big Tobacco contro le sigarette elettroniche ci riserva ogni giorno nuove “sorprese”, molte al limite del ridicolo. Vanno in questa direzione alcune pseudo-ricerche annunciate e mai effettivamente portate a termine o improbabili allarmi lanciati a scadenza fissa e ripresi acriticamente da una parte dei media.

C’è però un fenomeno che Big Tobacco non può controllare del tutto: la libertà della scienza di smontare le bufale e la libertà della rete di far conoscere la verità. David Sweanor

Accade in Canada in questi giorni. Uno dei principali attivisti delle battaglie contro il fumo di sigaretta si è messo contro molti dei suoi ex colleghi, rei di condurre una battaglia contro le ecigs invece di concentrarsi sul loro aiuto per la riduzione dei danni del tabacco.

David Sweanor è professore aggiunto di Legge all’Università di Ottawa e docente al dipartimento di epidemiologia e sanità pubblica presso l’Università di Nottingham. Ha speso più di 30 anni nelle battaglie contro il tabacco e le sigarette tradizionali. In passato è stato fondalmentale per convincere il governo canadese a introdurre tasse più alte sulle ‘bionde’ e il divieto di fumo nei luoghi pubblici. Sweanor ha lavorato anche per la Banca Mondiale e l’Organizzazione Mondiale della Sanità per spingere le misure del controllo del tabacco in tutto il mondo. E ora Sweanor ha spaccato il movimento antifumo perché sostiene le ecigs.

“Noi sappiamo da decenni che la gente fuma per via della nicotina, che muore a causa del catrame e del fumo” ha spiegato. E quando gli hanno chiesto di comparare i rischi del fumo e quelli dello svapo lui ha risposto così: “Chiunque abbia una mentalità aperta e comprende la scienza, dice che non c’è nessun dubbio e nessun paragone, lo svapo è molto meno pericoloso”. Analizzando perché così tanti funzionari della sanità pubblica demonizzano nicotina e sigarette elettroniche, spiega che “chi ammette questo paragone fa il gioco dei venditori di sigarette, come un drago che attira i cacciatori di drago”.

Sweanor teme che se i legislatori e gli attivisti della sanità pubblica continueranno a sostenere pesanti restrizioni per le ecigs “sarà come inviare un messaggio che lo svapare non è meno pericoloso del fumo. In questo modo continueranno ad esserci le malattie da fumo. Significa spaventare la gente e se hai delle istituzioni rispettabili che continuano a dire queste cose, si finisce per equiparare lo svapare al fumo. Ed è come dire ai fumatori di continuare a fumare”.

Francia, 400mila fumatori hanno smesso grazie alle ecigs

Le sigarette elettroniche potrebbero essere il fattore più importante per aiutare migliaia di persone a smettere di fumare. La ricerca ha utilizzato le risposte di oltre 15mila persone per indagare la relazione tra tabacco e l’uso di sigarette elettroniche. Secondo quanto emerso, la grande maggioranza dei vapers viene dalle sigarette tradizionali e solo il 15% era non fumatore. L’80% degli svapatori ha inoltre dichiarato di aver tagliato il consumo di sigarette grazie alle ecigs. E’ quanto scrive oggi, tra gli altri, il giornale americano “The Daily Caller” che riprende uno studio pubblicato sull’International Journal of Public Health.

I ricercatori hanno stabilito che in Francia 400mila ex fumatori hanno smesso e oggi svapano. Gli autori dello studio hanno concluso che questa rappresenta “una stima iniziale del numero dei fumatori che hanno smesso di fumare, almeno temporaneamente, grazie alle sigarette elettroniche”.

Un altro studio pubblicato nel mese di novembre da Rutgers School of Public Health e dall’Istituto Schroeder aveva già suggerito che le sigarette elettroniche potevano essere fondamentali per aiutare i fumatori a smettere di fumare. “Questo è in linea con altre prove recentemente emerse – ha dichiarato Cristine Delnevo, ricercatrice presso la School of Public Health e autrice dello studio – l’uso quotidiano di sigaretta elettronica può aiutare alcuni fumatori a smettere di fumare” le sigarette tradizionali.

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