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Storia di un accordo (neanche troppo segreto) tra Ue e Big Tobacco

european_commission_logo1In questi anni la politica europea ha creato una cornice legale tagliata su misura per gli interessi delle multinazionali del tabacco. Grazie ad un accordo che, teoricamente, dovrebbe arginare il fenomeno del contrabbando, Philip Morris, Japan Tobacco e Japan Tobacco International si sono assicurate immunità e risparmi miliardari. Il tutto a danno dei paesi dell’Unione Europea.

Come è stato possibile?

Tutto nasce da una indagine dell’Olaf (l’ufficio europeo per la lotta antifrode), che ha scoperto e messo in evidenza il coinvolgimento diretto e indiretto di Philip Morris e Japan Tobacco nel commercio illegale. Ciò che emerge da questa indagine è che il loro comportamento illecito a favore del contrabbando, secondo una stima della stessa Olaf è la sottrazione all’Unione di imposte per 10 miliardi di euro all’anno.

Per questo motivo nel novembre 2000 l’Unione Europea e dieci Paesi Ue intentano una causa presso la Corte distrettuale di New York contro Philip Morris International e Japan Tobacco International, accusando le due multinazionali di contrabbando di sigarette e riciclaggio di denaro.

Ma un anno dopo cosa succede? Commissione Europea e Philip Morris avviano trattative riservate su un possibile accordo per combattere il contrabbando e la contraffazione di sigarette. Negli anni a seguire l’accordo viene siglato e successivamente anche Japan Tobacco firma un accordo simile. La prima conseguenza è la chiusura delle controversie legali.

La rivista Paginauno, con un lavoro a firma di Giovanna Cracco dal titolo “thank you for smoking”, ricostruisce in maniera puntuale e dettagliata la delicatissima vicenda. L’analisi contiene dati, interrogazioni parlamentari e grafici. Paginauno spiega che a seguire la Commissione Europea sigla patti analoghi anche con British American Tobacco e Imperial Tobacco.

Premettendo che una parte sostanziale degli accordi è coperta da clausole di riservatezza, è interessante provare a capire se questi patti siano stati effettivamente efficaci nella lotta al contrabbando o se invece abbiano alla fine dei conti favorito gli interessi delle multinazionali. L’ipotesi, come scrive Paginauno, è che “con pochi spiccioli – è il caso di definire in tal modo gli importi pagati all’Unione europea rispetto ai bilanci delle industrie del tabacco – la Philip Morris si è garantita l’immunità per dodici anni”.

Le questioni in campo evidenziate anche dall’analisi di Cracco però sono diverse. Proviamo a metterle in fila:

1) Da un lato questi accordi hanno assicurato alla Ue entrate per complessivi 1,9 miliardi di dollari in 12 anni oltre alla previsione di ulteriori pagamenti da parte della multinazionale del 100% per sequestri di partite illegali superiori alle 50.000 sigarette.

Dall’altro, va ricordato che l’evasione per contrabbando è stimata dall’Olaf pari a 10 miliardi all’anno.

2) Uno degli elementi dell’accordo è quello che al di sotto della soglia di 50.000 sigarette le multinazionali del tabacco non pagano sanzioni sulle partite illegali sequestrate. A questo punto le imprese, per evitare cause giudiziarie, basta che riducano i quantitativi di ogni singola partita illegale da introdurre nell’Unione Europea.

3) Negli accordi viene definito anche un numero base annuale di sigarette sequestrate, superato il quale l’impresa è obbligata a pagare il 500% delle imposte evase. Intanto la soglia non risulta mai raggiunta da nessuna delle multinazionali, poi va detto che questa soglia, grazie ad un accordo ulteriore, e con efficacia retroattiva, tra la Philip Morris e la Commissione Europea, è stata modificata in maniera significativa: il numero base è passato da 90 a 450 milioni.

4) Chi controlla il controllore? Proprio così: di fatto la figura del controllore e del controllato sono sovrapposte in quanto il compito di implementare il sistema di tracciamento dei prodotti del tabacco venduti è affidato direttamente alle stesse industrie del tabacco. Per questo motivo Paginauno spiega che questo elemento “porta inevitabilmente a chiedersi quanto possano essere attendibili i dati forniti dalle multinazionali stesse”.

5) Le sanzioni vengono applicate solo alle sigarette originali sequestrate e non a quelle contraffatte. Scrive Paginauno: “Secondo gli accordi, l’azienda ha il diritto di esaminare le partite oggetto di sequestro e di inviare una relazione all’Olaf, allegando la relativa documentazione nel caso in cui l’analisi concluda che le sigarette sono contraffatte, ossia non prodotte nei propri stabilimenti. Se l’Olaf è in disaccordo, la partita è sottoposta all’esame di un laboratorio indipendente, designato di comune accordo tra la Ue e la multinazionale del tabacco, per un giudizio definitivo”.

In realtà, secondo i dati forniti dalla stessa Commissione Europea nel 2014, fino al 2013 non è mai stato fatto ricorso a laboratori indipendenti per la verifica.

6) A questo punto il conflitto di interessi è evidente visto che negli accordi firmati dalla Commissione europea sono le multinazionali a stabilire l’originalità o meno delle sigarette sequestrate, dunque a stabilire, di fatto, i valori su cui poi dovranno pagare le sanzioni. Per evitare controlli e ammende basterà quindi produrre le cosiddette “cheap whites” e cioè le sigarette senza marca. Le cheap whites infatti, sono prodotti che sono estranei a qualsiasi controllo sulla loro eventuale provenienza dagli stabilimenti delle industrie del tabacco.

7) Passiamo ai numeri. Come riporta Cracco, nel 2016 la Commissione ha presentato una valutazione tecnica dell’accordo con la Philip Morris: tra il 2006 e il 2014 il volume del contrabbando in Europa non è affatto diminuito, anche se è mutato nella sua composizione: nelle partite sequestrate le sigarette originali Philip Morris hanno registrato una flessione dell’85%, ma è aumentato il numero delle cheap whites. Mentre l’importo delle sanzioni comminate a Philip Morris dal 2006 al 2015 è stato pari a 68 milioni di euro.

Dunque tirando le somme il fenomeno del contrabbando di fatto non è diminuito, anche se è cambiato, all’Ue continuano ad essere sottratte entrate fiscali e i profitti in nero di chi produce e alimenta la filiera illegale aumentano.

Intanto l’accordo tra la Philip Morris e la Commissione Europea è scaduto a luglio e il Parlamento ha deliberato per non rinnovarlo. Nonostante la pressione delle lobby (a Bruxelles sono presenti 97 lobbisti del tabacco che hanno a disposizione un budget annuale di 5,2 milioni e rappresentano nove compagnie e 22 industrie del settore) e nonostante la risoluzione del parlamento non fosse vincolante, la Commissione Europea a luglio ha deciso di non rinnovare l’accordo.

Cosa succederà ora? Investirà per tracciare le cheap whites? Promuoverà le azioni legali congelate in questi anni per recuperare le mancate entrate fiscali e perseguire il riciclaggio? O stipulerà un altro accordo?

La lobby del tabacco che finanzia Renzi

Che la lobby del tabacco stesse da tempo finanziando, indirettamente, il premier Matteo Renzi non è una novità. L’ultima, in ordine di tempo, ce la racconta Il Fatto Quotidiano, che in un articolo pubblicato oggi ci parla di come Big Tobacco abbia acquistato ieri una mezza pagina pubblicitaria su L’Unità (ormai organo del Pd) contro il contrabbando di sigarette. Pagina commissionata dalla Bat (British American Tobacco). Ma non è tutto. Il Fatto Quotidiano racconta anche altro.

Per esempio che il presidente del consiglio Matteo Renzi ha presenziato alla firma dell’accordo con cui la Philip Morris ha annunciato di voler comprare tabacco dalla filiera di produzione italiana. Dopo che aveva inaugurato personalmente uno stabilimento della stessa Philip Morris nel bolognese, un anno fa.

Sapevate chi sedeva al fianco di Renzi durante il forum Ambrosetti? Il ceo della Philip Morris, Andrè Calantzopoulos.

Una “intimità” che ha scatenato le gelosie di un altro big delle sigarette, la Bat. Sempre secondo il racconto del Fatto Quotidiano, i lavoratori dell’ex fabbrica di Lecce infatti hanno versato 20 euro a testa alla fondazione di Renzi, ricevendo in cambio la promessa da parte del presidente e tesoriere della fondazione di portare le loro ragioni addirittura al tavolo della direzione di Bat.

Senza contare che la stessa Bat aveva già versato 100mila euro nelle casse della fondazione del premier, nel luglio di un anno fa, nel pieno della battaglia relativa al decreto di riordino delle accise sui tabacchi.

Possibile che per farsi ascoltare dalla politica bisogna mettere mano al portafogli?

Lo Stato italiano servo della Philip Morris

Lo avevamo detto questa estate. Speravamo di essere smentiti, ma purtroppo non è stato così. Lo Stato italiano si appresta a varare una legge su misura per la Philip Morris. Si, proprio loro. Un’azienda portatrice di malattie e morte, che realizza un prodotto, la sigaretta tradizionale, da tutti riconosciuto nocivo, cancerogeno e mortale. E però, nonostante tutto, agli occhi del Governo italiano, questa azienda ha un enorme pregio: porta soldi, in tasse e accise. Ma è solo fumo negli occhi. Nessuno conta le spese sanitarie per chi si ammala grazie a loro?

Secondo Il Sole 24 Ore, il decreto tabacchi, che il consiglio dei ministri dovrebbe varare oggi, “lancerà la nuova sigaretta che non brucia. L’intervento del Governo prevede infatti la regolamentazione fiscale, con uno sconto sulle accise rispetto alle normali sigarette, del nuovo prodotto della Philip Morris”. Il quale, per quanto finora si sa, non è altro che una sigaretta identica a quelle “normali”, che scalda tabacco ed emette nicotina. La scoperta dell’acqua calda, verrebbe da dire. Dov’è la “nuova generazione” di cui il Governo si riempie la bocca? Non sappiamo nemmeno se emetterà vapore o fumo da ipocombustione….

Dov’è il Ministero della Salute, oggi? Dove sono tutti quelli che hanno lanciato strali contro il vapore emesso dalle normali e, quelle si innovative, sigarette elettroniche?

Senza contare un altro insopportabile paradosso, soprattutto in tempo di crisi. Il premier Renzi, in pompa magna, ha inaugurato alcune settimane fa lo stabilimento produttivo della Philip Morris in Italia, elogiando (sigh!) l’azienda che annunciava di voler creare 600 posti di lavoro. Renzi finge di ignorare che il settore delle sigarette elettroniche, sotto attacco continuo per le minori entrate dovute al calo di vendita delle “bionde”, aveva creato almeno 10mila nuovi posti di lavoro. Un numero che ancora oggi, seppur notevolmente ridimensionato a causa dell’aggressione della politica, continua ad essere di molto superiore a quello solo promesso da Philip Morris.

In aggiunta a tutto questo, lo stesso Governo, con questo modo di fare, ignora i tanti che stanno lavorando per la ricerca e lo sviluppo di una serie di prodotti che serviranno a tagliare i ponti, definitivamente, con il fumo tradizionale. Impegno, questo, che richiederebbe investimenti e supporto da parte della politica e non cieco ostruzionismo. Per il momento il benessere della gente è affidato a imprese serie che abbracciano ricerche all’avanguardia, come ha scelto di fare Ovale.

Dal governo una legge su misura per la Philip Morris?

Il Governo italiano si prepara a varare una legge fatta su misura per la Philip Morris. La notizia, per quanto incredibile possa sembrare, circola ormai da settimane sui principali siti di informazione.
Le vicende legate alle sigarette elettroniche sono ormai da tempo ben oltre il paradosso. Tutti ormai sanno che le ecigs non sono nocive come le bionde tradizionali, così come tutti ormai sanno che la guerra che il governo italiano ha fatto alle ecigs era dovuta soltanto a contenere le minori entrate dovute alle tasse sulle sigarette. Tutti sanno che il governo italiano ha cercato, e sta ancora cercando, di distruggere questo mercato perché dalle accise sulle sigarette tradizionali arrivano milioni di euro ogni mese. Così, quando è stato evidente che con le sigarette elettroniche si riusciva gradualmente a smettere di fumare (e quindi a regalare meno soldi di tasse al governo), lo Stato italiano si è messo all’opera. Proibizioni senza alcuno studio scientifico, imposizione di regimi fiscali folli basati su nessuna ricerca, articoli di giornale che diffondevano allarmi senza fondamento.
Tutto questo è durato fino a qualche settimana fa, quando improvvisamente le cose sono cambiate. Non per tutti però. Le pagine dei quotidiani si sono riempite di notizie positive su una fantomatica sigaretta elettronica definita “di nuova generazione”. Una sigaretta identica a quelle “normali”, che scalda tabacco ed emette nicotina. Dov’è la “nuova generazione”? Per capire il cambio di passo di politica e stampa italiana basta dire che è prodotta dalla Philip Morris. È bastato questo a modificare l’atteggiamento di tutti nei confronti del fumo elettronico, che improvvisamente (ma solo quello targato Philip Morris, sia chiaro) sembra essere destinato a un binario assolutamente prioritario, lontano da divieti e tassazioni spropositate.
Scrive il Sole24Ore che “la sigaretta elettronica di nuova generazione, ovvero quella contenente tabacco, potrà molto probabilmente venire utilizzata senza restrizioni in luoghi pubblici come bar e ristoranti e potrà essere oggetto di pubblicità. È quanto emerge dall’articolo 1 della bozza di decreto legislativo sulla tassazione dei tabacchi allo studio del ministero dell’Economia secondo cui la nuova sigaretta elettronica nonostante la presenza di tabacco al suo interno dovrà essere considerata non un ‘prodotto da fumo’, ma un ‘prodotto da inalazione’.” Chiariamo: solo la ecigs di marca Philip Morris sarebbe “da inalazione”, le altre sigarette elettroniche resterebbero prodotto da fumo, contro ogni logica e buon senso, così come stabilito da un decreto precedente.
Quindi secondo il governo italiano aziende serie come la Ovale, che da anni investe in ricerca e sviluppo, e che nonostante tutto continua a farlo per offrire prodotti sicuri e che aiutino a smettere di fumare, potranno restare nel limbo dei divieti. Sui giornali si continuerà a parlarne in termini negativi, il governo continuerà ad ostacolarne la crescita. Ormai questo è un gioco evidente a chiunque abbia un minimo di coscienza critica. Aziende come la Philip Morris, invece, da sempre portatrici di morte e malattie, continueranno a lavorare su binari privilegiati.

A new law tailor made for Philip Morris?

In the last few weeks, the main online sites are reporting the extraordinary news that the Italian Government is about to present a law tailor made for Philip Morris.
The long standing saga concerning the pros and cons of the electronic cigarettes has now reached absurd proportions.
It is now universally known that the electronic cigarettes are not as harmful as traditional cigarettes, as it is equally common knowledge that the war waged by the Italian Government against the electronic cigarettes is to safeguard the tax on conventional cigarettes.
Obviously the Italian Government has tried, and it’s still trying, to destroy the ecig market in favour of the traditional cigarettes which generate millions of Euro in tax every month. When it became clear that by switching to the ecigs people gradually stopped smoking regular cigarettes, and therefore paying less taxes, the Italian Government started reacting. Injunctions without any scientific proofs, enforcement of irrational tax regulations, newspaper articles that spread unfounded general alarm.
All this up to recently, but now, suddenly, things have changed. Not for everyone, though.
Daily newspapers are now releasing positive reports regarding a mysterious electronic cigarette described “of a new generation”. A cigarette identical to the “normal” cigarettes, that heats up the tobacco and emits nicotine. Where is “the new generation”? To understand the unexpected u turn of the Italian politics and press it’s sufficient to say that the new ecigarette is produced by Philip Morris. The name Philip Morris has been crucial in changing the previous views towards electronic smoking, which now seems suddenly (but only the Philip Morris brand, of course!) be given priority, unaffected by bans and disproportional taxes.
The Sole24Ore reports:” The new generation of ecigarettes, that is the one containing tobacco, will most likely be used in public places such as bars and restaurants and will be freely advertised. This is what is declared in article 1 of the draft of the legislative decree on tobacco taxation, now being studied by the ministry of Economy according to which, the new electronic cigarette is to be considered a “product for inhalation” and not a “product for smoking” in spite of containing tobacco”.
Let us be clear: only Philip Morris brand ecigarettes will be classified as products “for inhalation”, all other electronic cigarettes will remain products “for smoking”, against any logics and common sense, as stated by a previous decree.

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