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Perché è importante smettere di fumare

Come cambia il corpo quando si smette di fumare le sigarette tradizionali? C’è una bella infografica che lo mostra nei dettagli.
Già dopo 20 minuti si stabilizza la pressione del sangue e la frequenza cardiaca si normalizza. Dopo 8 ore si abbassano i livelli di monossido di carbonio nel sangue mentre il livello di ossigeno torna alla normalità; la nicotina diminuisce fino al 93,75%. Dopo sole 48 ore si recuperano il senso del gusto e dell’olfatto.
Tra le 2 settimane e i 9 mesi dopo aver smesso di fumare le “bionde”, spariscono gli effetti collaterali negativi: migliora la circolazione, sparisce la tosse, aumenta l’energia, diminuisce il senso di fatica. E soprattutto in questa fase il corpo si libera al 100% della nicotina. Dopo un anno il rischio di malattie coronariche, infarto del miocardio e ictus si riduce del 50%. Dopo 5 anni, il rischio di emorragia cerebrale scende del 41% mentre il rischio di avere un ictus diventa pari a quello di chi non ha mai fumato. Dopo 10 anni si riduce fino al 70% il rischio di un tumore a bocca, gola, esofago, vescica, rene, pancreas e polmoni.

What To Expect When You Quit Smoking
feradi.info

Ancora uno studio sull’efficacia delle ecigs per ridurre il fumo

Secondo uno studio pubblicato su “Nicotine and Tobacco Research” i fumatori non ancora pronti a tagliare i ponti con il fumo hanno ridotto notevolmente la quantità di sigarette dopo aver cominciato a utilizzare le ecigs.

Il team di ricerca ha studiato i giovani adulti di età compresa tra i 21 e 35 anni per più di 3 settimane. Ad alcuni del gruppo ha somministrato un placebo, ad altri sigarette elettroniche con nicotina. I partecipanti provenivano dalla città di New York e fumavano almeno 10 sigarette al giorno. Un’analisi dei gruppi ha mostrato che quelli che utilizzavano le sigarette elettroniche riducevano significativamente la quantità di fumo.

La ricerca è stata pubblicata su Oxford University Press per conto della Society for Research on Nicotine and Tobacco ed è consultabile a questo link.

Nemmeno un passo indietro

La resilienza è la capacità di un sistema di superare il cambiamento.

In ingegneria, la resilienza è la capacità di un materiale di assorbire energia di deformazione elastica.
In informatica, è la capacità di un sistema di adattarsi alle condizioni d’uso e di resistere all’usura in modo da garantire la disponibilità dei servizi erogati.
In ecologia e biologia è la capacità di un materiale di autoripararsi dopo un danno, o di una comunità (o sistema ecologico) di ritornare al suo stato iniziale dopo essere stata sottoposta a una perturbazione che l’ha allontanata da quello stato.
In psicologia, è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà.         (fonte wikipedia)

 

Per noi, resilienza significa essere ancora qui, nonostante tutto. A disposizione di chi ha scelto di smettere di fumare. La legge ci equipara al tabacco ma sappiamo tutti che non è così. Sappiamo tutti che il vapore emesso dalle sigarette elettroniche non è fumo e che le sigarette elettroniche non hanno niente a che fare con le sigarette, se non nel richiamo alla gestualità e all’utilizzo eventuale della nicotina.logo-bianco.jpg

La legge ci costringe a tasse quasi insostenibili, ma come dicevamo all’inizio di questa avventura non si può fermare il progresso. Per questo stiamo studiando nuove tecnologie, per poter andare incontro alle esigenze e alle richieste degli utenti, per continuare ad aiutarli a dire basta al fumo da sigaretta.

Lo Stato tassa i nostri liquidi anche allo scopo di fare cassa, senza fare distinzione tra liquidi con e senza nicotina; senza fare distinzione tra noi, che li abbiamo fatti analizzare da Università e laboratori accreditati, e chi importa o produce senza alcun controllo.

Ma teneteci d’occhio, visitate i nostri store. Presto ci saranno anche delle nuove aperture che potrete controllare sul nostro sito, quindi restate in contatto!

Ovale resiste.

La tassa sui liquidi e l’illogica equivalenza dell’Aams

Ieri è stata annunciata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli l’introduzione dell’imposta di consumo sui liquidi per sigaretta elettronica, pari a 0,37344 euro per millilitro.

L’imposta è stata calcolata dai tecnici dell’Aams secondo un’equivalenza che è oggettivamente incomprensibile per chiunque sia dotato di un cervello in grado di ragionare.

Che cosa dice questa equivalenza? Che bisogna paragonare 1 ml di liquido (udite udite, anche quello senza nicotina) a 5,63 sigarette convenzionali. E già qui… ma il capolavoro è nelle conclusioni. Secondo l’Agenzia dei Monopoli, la tassa si calcola sul tempo di consumo del liquido. Hanno stabilito che una sigaretta si consuma in media in 37,91 secondi. Di conseguenza (?) hanno dedotto che il tempo medio per il consumo del liquido per sigaretta elettronica è pari a 213,59 secondi. Di qui la determinazione della tassa in equivalenza con le “bionde”. Come se una sigaretta elettronica si usasse come una normalissima e, quella si, pericolosissima sigaretta tradizionale….aams

Qual è il risultato? Un impatto superiore al 100% sull’attuale prezzo al pubblico. Le domande sono molteplici: innanzitutto perché la definizione dell’equivalenza viene fatta fare dai monopoli? Potrebbe essere logico se si intendessero i liquidi per sigaretta elettronica come succedanei del tabacco, ma come si fa a sostenere una cosa del genere visto che le ecigs si pongono in antitesi al fumo e, come hanno dimostrato molti studi, aiutano a smettere di fumare? Come si fa a consentire un aumento di prezzo di un prodotto che finora si è dimostrato innocuo e un valido aiuto per la lotta al tabagismo, soprattutto se rapportato alla sigaretta che di certo provoca malattie mortali? Come si fa a definire un aumento in proporzione alle sigarette tradizionali di un prodotto che ha una diffusione nemmeno lontanamente paragonabile a quella del fumo?

Ci spieghino, i signori dei Monopoli (che decidono su un prodotto che NON è sotto monopolio, lo ricordiamo) qual è lo standard scientifico per la misurazione di una (presunta) equivalenza tra sigarette tradizionali ed elettroniche? Di fatto questo standard non esiste, essendo i prodotti troppo diversi tra loro. Quello che hanno fatto i Monopoli è stato, in sintesi, come fare un’equivalenza tra 1 kg di cioccolata e 1 kg di spinaci.

Ci spieghino poi qual è la logica di tassazione per i liquidi non contenenti nicotina. Ancora una volta lo Stato italiano fa un omaggio alle lobby del tabacco. Questa tassa verrà periodicamente ripensata. Noi chiediamo che l’equivalenza sia ridotta, e non di poco. Chiediamo che venga ripensato il criterio inaccettabile di ritenere le ecigs prodotti succedanei del tabacco. Chiediamo che i liquidi senza nicotina non vengano tassati.

Dal governo una legge su misura per la Philip Morris?

Il Governo italiano si prepara a varare una legge fatta su misura per la Philip Morris. La notizia, per quanto incredibile possa sembrare, circola ormai da settimane sui principali siti di informazione.
Le vicende legate alle sigarette elettroniche sono ormai da tempo ben oltre il paradosso. Tutti ormai sanno che le ecigs non sono nocive come le bionde tradizionali, così come tutti ormai sanno che la guerra che il governo italiano ha fatto alle ecigs era dovuta soltanto a contenere le minori entrate dovute alle tasse sulle sigarette. Tutti sanno che il governo italiano ha cercato, e sta ancora cercando, di distruggere questo mercato perché dalle accise sulle sigarette tradizionali arrivano milioni di euro ogni mese. Così, quando è stato evidente che con le sigarette elettroniche si riusciva gradualmente a smettere di fumare (e quindi a regalare meno soldi di tasse al governo), lo Stato italiano si è messo all’opera. Proibizioni senza alcuno studio scientifico, imposizione di regimi fiscali folli basati su nessuna ricerca, articoli di giornale che diffondevano allarmi senza fondamento.
Tutto questo è durato fino a qualche settimana fa, quando improvvisamente le cose sono cambiate. Non per tutti però. Le pagine dei quotidiani si sono riempite di notizie positive su una fantomatica sigaretta elettronica definita “di nuova generazione”. Una sigaretta identica a quelle “normali”, che scalda tabacco ed emette nicotina. Dov’è la “nuova generazione”? Per capire il cambio di passo di politica e stampa italiana basta dire che è prodotta dalla Philip Morris. È bastato questo a modificare l’atteggiamento di tutti nei confronti del fumo elettronico, che improvvisamente (ma solo quello targato Philip Morris, sia chiaro) sembra essere destinato a un binario assolutamente prioritario, lontano da divieti e tassazioni spropositate.
Scrive il Sole24Ore che “la sigaretta elettronica di nuova generazione, ovvero quella contenente tabacco, potrà molto probabilmente venire utilizzata senza restrizioni in luoghi pubblici come bar e ristoranti e potrà essere oggetto di pubblicità. È quanto emerge dall’articolo 1 della bozza di decreto legislativo sulla tassazione dei tabacchi allo studio del ministero dell’Economia secondo cui la nuova sigaretta elettronica nonostante la presenza di tabacco al suo interno dovrà essere considerata non un ‘prodotto da fumo’, ma un ‘prodotto da inalazione’.” Chiariamo: solo la ecigs di marca Philip Morris sarebbe “da inalazione”, le altre sigarette elettroniche resterebbero prodotto da fumo, contro ogni logica e buon senso, così come stabilito da un decreto precedente.
Quindi secondo il governo italiano aziende serie come la Ovale, che da anni investe in ricerca e sviluppo, e che nonostante tutto continua a farlo per offrire prodotti sicuri e che aiutino a smettere di fumare, potranno restare nel limbo dei divieti. Sui giornali si continuerà a parlarne in termini negativi, il governo continuerà ad ostacolarne la crescita. Ormai questo è un gioco evidente a chiunque abbia un minimo di coscienza critica. Aziende come la Philip Morris, invece, da sempre portatrici di morte e malattie, continueranno a lavorare su binari privilegiati.

The Times: come salvare 105mila vite con le ecigs

Pubblichiamo la traduzione di un interessante editoriale pubblicato nei giorni scorsi dall’autorevole quotidiano inglese The Times, a firma di Matt Ridley, pubblicato anche sul sito “Save e-cigs”.

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Se i burocrati dell’UE e le aziende farmaceutiche continueranno a creare problemi ai produttori di sigarette elettroniche 105 mila vite saranno a rischio ogni anno.

Gli svedesi sono famosi nel risolvere problemi politici, dall’istruzione al sistema bancario. Gli svedesi sono anche molto più avanti del resto d’Europa nella riduzione del fumo. In Svezia c’è la minor percentuale di fumatori di tutti i paesi europei. La mortalità per cancro ai polmoni negli ultra trentacinquenni svedesi è meno della metà di quella britannica. Ci sono riusciti essendo più duri nell’ostracismo e nell’educazione? O gettando paternalisticamente vergogna sul fumatore? No, ci sono riusciti con l’innovazione e la competizione.

Negli anni Ottanta svilupparono un prodotto derivato dal tabacco denominato snus, che viene assunto ponendolo sotto il labbro superiore. Si assume nicotina ma non catrame. Lo snus è il modo più popolare ed efficacie per smettere di fumare in Svezia (e Norvegia). Non avete mai visto lo snus in vendita in Inghilterra per la semplice ragione che l’Unione Europea lo ha vietato.

Quando la Svezia ha aderito all’Unione Europea, ha negoziato uno speciale opt-out. Fino ad oggi, nonostante le tante prove che lo snus ha salvato un gran numero di vite svedesi, nonostante il parere degli esperti e nonostante la ferocia delle critiche alla sua flebile difesa di questa politica, la Commissione Europea rimane sulla linea della proibizione dello snus.

Potreste pensare che questo sia un argomento oscuro da trattare dall’importante pulpito rappresentato da queste pagine, ma è un retroscena vitale per discutere delle sigarette elettroniche in quanto, se lo snus consente di dimezzare i decessi per fumo e cancro al polmone, immaginiamo cosa possano fare le sigarette elettroniche.

Questi sono oggetti che imitano le azioni del fumatore ma sono forse mille volte più sicuri, le cui vendite raddoppiano ogni anno, senza nessuna sponsorizzazione politica o prescrizione medica. Le sigarette elettroniche potrebbero spazzare via il fumo in un paio di decenni. Il professor David Nutt, dell’Imperial College, le descrive come “la più grande innovazione sanitaria dai tempi dei vaccini”.

Le vendite di tabacco stanno precipitando in Europa ed America e le industrie temono che le sigarette elettroniche siano il loro momento kodak, come quando la fotografia digitale ha distrutto in un lampo l’allora leader nella produzione di pellicole. Negli Usa Wells Fargo prevede che le vendite di sigarette elettroniche possano soppiantare le vendite di sigarette tradizionali nel giro di dieci anni. Le indagini dimostrano che le sigarette elettroniche sono oggi il metodo più popolare per smettere di fumare, nonostante la mancanza di incoraggiamenti da parte delle autorità.

Prendete un qualunque volantino sulle tecniche per smettere di fumare dal vostro farmacista e troverete che le sigarette elettroniche non sono nemmeno menzionate. Quando feci un discorso su questo tema alla Camera dei Lords rimasi colpito dalla grande risposta che ottenni dai vapers, e cioè gli appassionati di ecigs. Ciò che era particolarmente sorprendente era che molti di loro dicevano di aver provato a smettere per decenni e poi finalmente c’erano riusciti con le ecigs.

Eppure, invece di dare il benvenuto a questa tecnologia, i poteri forti che stanno a Bruxelles e alla Casa Bianca sono determinati ad ostacolarla. La scorsa settimana il Parlamento Europeo ha votato a favore della proposta della Commissione che vieta le sigarette elettroniche riutilizzabili e quelle con una concentrazione di nicotina superiore ai 20mg/ml. L’intento del nostro governo è quello di adottare queste restrizioni nella legislazione britannica, incoraggiati dalla British Medical Association e dalla grande industria farmaceutica, con la scusa di proteggere i bambini da una nuova minaccia e non volendo rinormalizzare il fumo.
Perché i titolari della sanità pubblica sono così reazionari? La Commissione Europea dimostra un pregiudizio contro l’innovazione pesando ogni rischio di un nuovo prodotto (anche se piccolo), ma non considerando i rischi del vecchio prodotto che questo andrebbe a sostituire, come per l’uso di ogm nelle colture.

Nell’inseguire i rischi sconosciuti (ma piccoli) delle sigarette elettroniche, le autorità sanitarie sbagliano bersaglio. Quello che conta è la riduzione del danno, non un’utopistica perfetta sicurezza. Non lasciate che il meglio sia nemico del buono, disse Voltaire. La proibizione delle sigarette elettroniche forti, quelle preferite da coloro che cercano di smettere di fumare, potrebbe impedire di salvare 105mila vite all’anno in Europa, secondo il modello elaborato dalla “London Economics”.

E c’è l’effetto Dunning-Kruger, per cui persone incompetenti sono troppo incompetenti per vedere l’incompetenza. Un funzionario dell’Unione Europea con una laurea di seconda classe conseguita presso l’università di Malta ha alterato così male i risultati ottenuti da 15 scienziati sulla riduzione del danno da sigarette elettroniche, che tutti loro gli hanno scritto per correggerlo.

L’ente britannico di controllo medico (MHRA) continua a ritenere che imporre l’equiparazione ai farmaci favorirà il progresso tecnologico delle sigarette elettroniche, ignorando l’evidenza che porre barriere all’ingresso inevitabilmente riduce l’innovazione. I medici rappresentati dalla BMA sembrano odiare l’idea che la gente compri senza prescrizione medica prodotti che li facciano smettere di fumare. Peggio, alcuni dei marchi che pubblicizzavano sigarette elettroniche e le vendevano tramite Boots, sono ora controllati dallo stesso “Satana” – l’industria del tabacco.

Non volendo emulare Kodak, l’industria del tabacco sta correndo a comprarsi i produttori di sigarette elettroniche.

Big Pharma vuole ostacolare normativamente i suoi concorrenti perché farebbero piazza pulita delle terapie sostitutive della nicotina (cerotti e gomme) scarsamente efficaci nell’aiutare le persone a smettere di fumare. E i politici? Semplicemente sembrano felici di imporre divieti.

In breve, dice il professor Gerry Stimson della London School of Hygiene and Tropical Medicine, la risposta delle autorità sanitarie alle sigarette elettroniche è centrata sul tentativo di prendere il controllo di un movimento spontaneo di consumatori. “Non ideato da noi”, piangono i vecchi burocrati.

La ragione per la quale queste ciniche campagne hanno successo è che la maggior parte di noi confonde la nicotina con il fumo. Per quanto è possibile sapere la nicotina è innocua alle dosi presenti nel fumo di sigaretta. È il catrame che uccide. La nicotina crea dipendenza, ma così pure la caffeina ed una tazza di caffè ha molte più sostanze potenzialmente pericolose di una sigaretta elettronica. Svapare potrebbe essere anche meno rischioso ed antisociale che bere caffè.

Ci hanno talmente fatto il lavaggio del cervello a credere che la nicotina sia dannosa, che non riusciamo a vedere un’informativa sullo svapo senza una repulsione pavloviana, sparando una serie di idiozie tali sul proteggere i ragazzi da un possibile ingresso nel mondo del fumo, piuttosto che vederne una via d’uscita.

L’ignoranza viene sfruttata dagli avversari reazionari di questa innovazione salvavita. Apparentemente sembra che loro preferiscano che il fumo continui molto lentamente il declino nei prossimi 50 anni, nonostante la supervisione dei dottori, piuttosto che sparisca in 20 anni.

 

 

 

Intervista a Konstantinos Farsalinos

Pubblichiamo la traduzione di alcuni stralci di una lunga intervista che il dottor Konstantinos Farsalinos ha concesso al sito di informazione sulle sigarette elettroniche “E-Cigarette Forum”. Il dr. Farsalinos è un medico cardiologo, da anni impegnato a studiare le sigarette elettroniche.

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“Se tu stai esprimendo la tua opinione circa le e-cig, dovresti sapere di che stai parlando ….”

Il Dr Konstantinos Farsalinos è uno specialista cardiovascolare greco che recentemente è diventato un referente internazionale di alto profilo sull’innovativa ricerca clinica nelle e-cig e sugli effetti del loro uso. 

Egli ha parlato all’ECF poiché si mise a studiare gli ingredienti dei liquidi per e-cig che sono prodotti artigianalmente dagli svapatori e dalle compagnie di sigarette elettroniche.

Noi abbiamo parlato con lui a proposito del suo lavoro, il futuro dello svapo e come mai tutti gli esperti non stanno dicendo la verità.

(…) Un grande numero di persone nel campo medicale sembrano aver preso una posizione automatica contro l’e-cig. Cosa le sembra e a quale metodo di indagine la sua squadra sta guardando?

Lo scorso anno, mi sentivo abbastanza solitario. C’erano appena pochi di noi che conducevano ricerche ed eravamo probabilmente considerati pazzi da molti dei nostri colleghi. Ma stavamo diventando numerosi. Le e-cig ottenevano sempre più successo. Negli ultimi mesi, avevamo avuto sempre più persone disposte a supportarci dal campo scientifico e medicale.

Perché queste persone si stanno occupando di questo adesso?

Non ci sono ancora abbastanza dati dalla ricerca, ma c’è molto di più rispetto a quanto disponibile negli anni precedenti. Durante questo periodo, il pubblico ha realmente adottato la e-cig, nonostante la pubblicità negativa. Io penso che questi fattori hanno convinto le persone a guardarsi attorno. Io credo che molti delle persone che esprimono opinioni negative circa le e-cig, realmente non hanno una profonda conoscenza circa il prodotto. Se esprimete la vostra opinione in pubblico circa le e-cig , dovreste sapere di che cosa state parlando, perché le cose che diciamo in qualità di ricercatori, influenzano molte persone. So di molti fumatori che erano contrari a provare le e-cig. Perfino peggio, ho visto molti svapatori ritornare a fumare dopo aver ascoltato le discussioni scientifiche sui potenziali problemi delle e-cig, problemi che spesso si dimenticano quando si parla di danni da fumo.

(…) E’ importante essere chiari che non stiamo dicendo che le e-cig siano una buona cosa a prescindere. Sono buone per un fumatore, non per qualsiasi persona. Non suggerirei mai ad un non fumatore di svapare. Ma per i fumatori, considerando i devastanti effetti del tabacco, non c’è paragone. E’ una completa rivoluzione nella riduzione dei danni da tabacco. La cosa ideale sarebbe svapare per essere appena a metà del guado per smettere di fumare, dove poi al termine si smette di fumare.

La più grande differenza tra il fumare e lo svapare è che le sigarette di tabacco sono state fatte per far passare le persone da non fumatrici a fumatrici. Dall’inizio, le e-cig sono state pensate per i fumatori al fine di farli diventa svapatori, non per i non fumatori a diventare svapatori. Le compagnie di e-cig non hanno bisogno di trovare giovani o non fumatori, e questa è la grande differenza che chi controlla il tabacco rifiuta di accettare.

Ancora la stampa spesso racconta storie a proposito di bambini che svapano, o quanto svapare è considerato “figo” tra i loro coetanei, come il fumare. C’è qualcosa di vero in questo?

Noi abbiamo dati dagli USA e dal Regno Unito a questo proposito, ma le linee guida non trovano i risultati quando li si vede chiaramente – il miglior esempio è l’ultimo studio CDC. Alcune indiscrezioni del CDC, stanno dicendo che noi stiamo avvalorando una nuova epidemia di nicotina da e-cig. Ma loro stavano chiedendo ai giovani se erano dei regolari utilizzatori. I risultati si sono basati su domande tipo “Hai provato una e-cig negli ultimi 10 giorni?” Secondo il CDC, sei considerato un utilizzatore se hai fatto un tiro negli ultimi 30 giorni. Inoltre, se tu prendi il numero di giovani persone che non sono state fumatrici, ma hanno provato un e-cig negli ultimi 30 giorni, la percentuale è dello 0,5%. Sono stati presentati risultati come un problema, che in verità non c’è. Secondo il senso comune, lo 0,5% è quasi inesistente. Altri hanno perfino esagerato i risultati. Io non ho nominato nessuno perché non voglio dargli visibilità, ma ci sono professori di medicina negli Stati Uniti che dicono queste cose ridicole. Sfortunatamente stanno usando i siti internet delle Università per farlo, così stanno ridicolizzando anche il mondo accademico. E’ qualcosa che non si può capire, mi fa sentire male. Abbiamo bisogno di controllare i numeri per vedere che gli annunci pubblici che fanno dopo i loro studi non hanno senso.

(…) Ho fatto 2 studi sull’assunzione di nicotina da e-cig, includendo il solo studio che ha indagado la terza generazione di apparati a 9w con clearomizer. Sebbene sono stati utilizzati svapatori esperti, i livelli di assunzione furono intorno ad un 1/3 rispetto al tabacco – si ha bisogno di svapare per 35 minuti per ottenere livelli simili di nicotina nel sangue pari a fumare una sigaretta di tabacco in 5 minuti. Questo mostra che le e-cig sono inefficienti nel fornire nicotina nello stesso livello, specialmente alla stessa velocità, come nelle sigarette tradizionali.

(…) Gli ultimi studi mostrano che la nicotina ha bisogno di altri componenti chimici nel tabacco per dare realmente assuefazione. Non è come un additivo come noi pensiamo. Non sto dicendo che non è un additivo in generale naturalmente, ma sembra che altri alcaloidi potenziano di gran lunga le proprietà additive della nicotina. Queste sostanze non sono presenti nelle e-cig. Dubito che un non-fumatore potrebbe essere attirato dalle e-cig. Non sto dicendo che è impossibile, ma penso che sia molto difficile.

(Potete leggere l’intera intervista a questo link)

C’era una volta… una storia ancora tutta da scrivere.

C’era una volta un signore di nazionalità cinese che in Spagna, in poche settimane e a partire solo da novembre, ha registrato centinaia di disegni di sigarette elettroniche all’ufficio spagnolo per brevetti e marchi presso il Ministero dell’Industria a Madrid, andando poi in giro ad intimidire i rivenditori di ecigs. L’ha fatto spendendo un patrimonio, pur sapendo di non poter vantare alcun diritto sul prodotto: infatti Ovale ha cominciato a commercializzare le ecigs in tutta Europa più di sette anni fa e in Spagna da quasi un paio di anni.

C’era una volta un tribunale francese che senza alcuna evidenza ha emesso una sentenza in cui la sigaretta elettronica viene equiparata al tabacco tradizionale.

C’era una volta un paese europeo, l’Italia, in cui si mette a punto una legge contro il buon senso, contro il parere di illustri scienziati, contro l’Unione Europea, contro i risparmiatori, contro chi ha trovato un’alternativa al tabagismo, contro gli imprenditori onesti, contro le finanze dello Stato. Un paese, l’Italia, che tassa ecigs e liquidi al 58,8% più iva, rendendo i costi improponibili per imprese e pubblico. Un paese in cui chi governa, stabilisce degli adempimenti fiscali che richiederebbero mesi di preparazione e che invece vengono fumosamente pubblicati soltanto venti giorni prima dell’entrata in vigore.

C’era una volta il libero mercato.

Purtroppo non è una favola amara, una di quelle storie tanto amate da Benni o Pennac per poter spiegare i paradossi del nostro tempo, ma è una storia che forse nasconde altre storie e che rischia di incidere sulla vita di qualche milione di persone. Non ci piace fare dietrologia, né costruire scenari complottisti, catastrofisti o degni del peggiore film di 007, ma sembra piuttosto evidente che sta succedendo qualcosa di strano.

Come si muove il “prodigioso signore cinese”, da solo? Ha tutti questi soldi da buttare? Come mai quel pronunciamento del tribunale francese, proprio ora che le ecigs spopolano in terra transalpina? E poi, possibile che in Italia facciano in fretta e così sfacciatamente la guerra ad un prodotto che secondo il prof. Veronesi ed altri studiosi potrebbe salvare migliaia di vite? Possibile che il tutto venga fatto spudoratamente, avvantaggiando chi gestisce il sistema dei tabacchi e del gioco d’azzardo? Possibile che si decida sulle teste di tanti che perderanno il posto di lavoro, di tanti che potrebbero tornare alla sigaretta tradizionale sicuramente nociva e soprattutto senza poterci ricavare nulla in termini di tasse?

Dateci un motivo per ricacciare via le nostre domande. Stupiteci. Dimostrate che i nostri sono solo sospetti ingiustificati. Vediamo se passa l’emendamento sulla rimodulazione della tassa sulle ecigs in discussione alla Camera.

(…to be continued)

Quel confronto che “non s’ha da fare”

Le sigarette elettroniche, questo oggetto incredibile su cui, in Italia, si sono concentrati gli interessi di tutte le lobby possibili (da quelle del tabacco a quelle farmaceutiche a quelle di governo ed economiche)….

In questi mesi abbiamo assistito (e purtroppo continuiamo ad assistere) ad un sistematico e costante attacco, talmente studiato da rendere evidente la regia di qualcuno che ha interesse a denigrare questo rivoluzionario prodotto.

Comunque, noi di Ovale abbiamo una domanda da fare a tutti quelli che non si sono stancati di buttare fango sulle sigarette elettroniche. Le avete confrontate con l’acqua potabile (come se a qualcuno potesse venire in mente di berne un flaconcino a colazione); le avete confrontate con il sangue (chissà poi secondo quale logica); le avete confrontate con i cerotti alla nicotina e i farmaci per smettere di fumare (tralasciando sempre volutamente il fatto che questo è un prodotto esclusivamente hi-tech). Com’è che a nessuno di questi “studiosi” è mai venuto in mente di mettere i liquidi per ecigs a confronto con le 4mila sostanze contenute in una sola sigaretta tradizionale?

Censura di Stato

Censura.
Perchè è di censura che parliamo. Censura. E’ ciò che chi produce e commercializza, o semplicemente utilizza sigarette elettroniche, sta subendo. L’incomprensibile decreto che vorrebbe far slittare l’aumento dell’Iva pensando di coprirlo con il ricavato di una tassazione spropositata sulle e cigs, contiene una postilla che di fatto equipara le censoredsigarette elettroniche al tabacco e quindi, di conseguenza, vieta ogni forma di pubblicità o promozione.

Cosa significa? Che quel provvedimento, che sembra un vero regalo alla lobby del tabacco, non solo prova ad annientare il settore della sigaretta elettronica attraverso dei dazi che producono costi insostenibili, ma vieta la possibilità di parlare dei nostri prodotti, di spiegare come si usano e quindi il motivo per cui sono in completa e assoluta antitesi rispetto alle sigarette tradizionali. Ci vieta di comunicare le nuove tecnologie, i progressi che si stanno facendo nel settore, gli studi. Perché è questo quello che noi abbiamo provato a fare attraverso anche la pubblicità: comunicazione al servizio di chi decide di avvicinarsi alla sigaretta elettronica, di chi vuol provare a smettere di fumare quelle bionde che uccidono. Niente più pubblicità in televisione né sui giornali, niente più promozioni in radio, niente volantini né vetrine allestite.

Il divieto può essere applicato alle sigarette tradizionali, ai tabacchi prodotti che nuociono gravemente alla salute. Nel nostro caso si tratta di una censura, di un bavaglio che si prova a mettere nei confronti di chi evidentemente ha dato fastidio, come in maniera lungimirante avevamo provato a spiegare proprio attraverso una campagna pubblicitaria sul Corriere della Sera.

Abbiamo dato fastidio perchè il nostro prodotto toglie clienti alla lobby del tabacco, perchè proviamo a sviluppare tecnologie sempre migliori e più efficaci e sicure. Abbiamo dato fastidio perchè abbiamo lasciato che gli scienziati esaminassero i nostri prodotti, abbiamo fornito delle analisi e delle ricerche utili per capire contenuto, effetti e portata delle sigarette elettroniche Ovale. Ormai è noto che chi fuma le sigarette elettroniche Ovale con il massimo della nicotina consentita dall’azienda (16 milligrammi) assimila appena un terzo della nicotina che assumerebbe fumando una sigaretta tradizionale che per giunta sviluppa sostanze cancerogene attraverso la combustione di carta e tabacco. Chi fuma le sigarette elettroniche Ovale sa esattamente cosa contengono i liquidi e sa esattamente, perchè lo dicono ricercatori universitari della Federico II e laboratori accreditati come Arista, che non ci sono sostanze nocive né tossiche.

Hanno dato fastidio le voci libere di scienziati del calibro di Umberto Veronesi, ricercatori universitari, analisti, chimici che hanno detto che la sigaretta elettronica non è un nemico da combattere ma un utile alleato dello Stato per la lotta al tabagismo e per ridurre la spesa sanitaria. Con onestà abbiamo sempre detto che non è dimostrato ancora che le sigarette elettroniche Ovale facciano smettere di fumare ma abbiamo anche aggiunto che l’esperienza di oltre 7 anni di attività, sviluppo e ricerca hanno dimostrato che la maggioranza di chi ha utilizzato le sigarette elettroniche ha abbandonato quelle tradizionali e ridotto gradualmente l’utilizzo di nicotina fino ad azzerarla del tutto.

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