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Le sigarette elettroniche aiutano a smettere di fumare. Lo studio del Royal College di Londra.

the-royal-college-of-physiciansBisognerebbe promuovere ampiamente l’uso delle sigarette elettroniche in sostituzione del fumo di sigaretta. E’ la conclusione del rapporto “Nicotine without smoke: tobacco harm reduction” del Royal College of Physicians, la più antica e prestigiosa facoltà di Medicina dell’Inghilterra.

Il rapporto del Royal College sulla riduzione di danni del tabacco ha concluso che le sigarette elettroniche possono essere un beneficio per la salute pubblica, i fumatori possono essere incoraggiati ad utilizzarle, e tutti possono essere rassicurati sul fatto che le esig sono molto più sicure del fumo tradizionale.

Nel rapporto si legge che il fumo di sigaretta è letale per circa il 50% di chi fuma per tutta la vita. Questa categoria di persone perde in media circa 3 mesi di aspettativa di vita per ogni anno di fumo dopo i 35 anni (quindi circa 10 anni di vita in totale).

Dal quando le sigarette elettroniche sono arrivate sul mercato inglese, nel 2007, sono state accompagnate da polemiche dei medici e delle persone. Questo nuovo rapporto di 200 pagine spiega nel dettaglio cosa dice la scienza, qual è la regolamentazione e quale l’etica, e affronta le polemiche e le incomprensioni, con conclusioni basate sui più recenti dati disponibili:

– Le sigarette elettroniche non sono un modo per iniziare a fumare. Nel Regno Unito, l’uso di esig è limitato quasi esclusivamente a coloro che già utilizzano, o hanno utilizzato, tabacco. Non vi è alcuna prova che le sigarette elettroniche determinino la “normalizzazione” del fumo. Nessuno di questi prodotti ha finora portato ad un uso significativo tra persone che non hanno mai fumato.

– L’utilizzo di sigarette elettroniche può aiutare a smettere di fumare, lì dove altri tentativi non avrebbero successo e non sarebbero nemmeno presi in considerazione.

– Anche se non è possibile stimare i rischi per la salute a lungo termine associati con le e-sigarette, i dati disponibili suggeriscono che è improbabile che possano superare il 5% di quelli associati ai prodotti del tabacco tradizionale, e potrebbero essere anche sostanzialmente inferiori a questa cifra.

La relazione riconosce la necessità di una regolamentazione proporzionata, ma suggerisce che la regolamentazione non dovrebbe inibire lo sviluppo e l’uso di prodotti che possono ridurre i danni per i fumatori. Una strategia di regolamentare dovrebbe adottare un approccio equilibrato nella ricerca al fine di garantire la sicurezza dei prodotti e consentire e incoraggiare i fumatori a utilizzare questi prodotti invece del tabacco.

Secondo il professor John Britton, presidente del “Tobacco Advisory Group” di RCP, “le sigarette elettroniche hanno il potenziale per fornire un importante contributo alla prevenzione di morte prematura e malattia che il fumo attualmente provoca nel Regno Unito”.

I fumatori devono essere rassicurati sul fatto che questi prodotti possono aiutarli ad abbandonare il tabacco per sempre.

TPD, quel sistema “automatico” che non offre nessuna certezza

La Tpd (Tobacco Products Directive), ormai in vigore da qualche mese in tutta Europa, ha introdotto un sistema di controllo da parte degli Stati dell’Unione Europea di tutti i prodotti collegati al settore delle sigarette elettroniche, che devono essere notificati addirittura 6 mesi prima dell’immissione in commercio. Un modo trasversale per controllare e tenere sulla corda l’intero settore.

Di questo si è già scritto tanto e le critiche non sono mancate, ma quello su cui vogliamo puntare oggi l’attenzione riguarda l’assoluta discrezionalità lasciata nelle mani dell’ente europeo preposto a questo compito. Una procedura che doveva essere automatica e che invece di “automatico” ha veramente poco. Bisogna iscriversi al sistema messo in piedi dalla UE, ma non c’è nessuna certezza sui tempi in cui è possibile farlo. Una volta inseriti tutti i dati si resta infatti completamente in balia dell’ente, che può impiegare il tempo che crede (ore, giorni, settimane) per fornire il richiesto ID per effettuare le notifiche. Nessun tempo certo, nessuna possibilità per le aziende di far valere i propri diritti, visto che nessuno risponde agli indirizzi mail che dovrebbero fornire informazioni e assistenza.

Chissà se nel settore del tabacco tradizionale devono fare lo stesso percorso ad ostacoli per poter lavorare….

Storia di un accordo (neanche troppo segreto) tra Ue e Big Tobacco

european_commission_logo1In questi anni la politica europea ha creato una cornice legale tagliata su misura per gli interessi delle multinazionali del tabacco. Grazie ad un accordo che, teoricamente, dovrebbe arginare il fenomeno del contrabbando, Philip Morris, Japan Tobacco e Japan Tobacco International si sono assicurate immunità e risparmi miliardari. Il tutto a danno dei paesi dell’Unione Europea.

Come è stato possibile?

Tutto nasce da una indagine dell’Olaf (l’ufficio europeo per la lotta antifrode), che ha scoperto e messo in evidenza il coinvolgimento diretto e indiretto di Philip Morris e Japan Tobacco nel commercio illegale. Ciò che emerge da questa indagine è che il loro comportamento illecito a favore del contrabbando, secondo una stima della stessa Olaf è la sottrazione all’Unione di imposte per 10 miliardi di euro all’anno.

Per questo motivo nel novembre 2000 l’Unione Europea e dieci Paesi Ue intentano una causa presso la Corte distrettuale di New York contro Philip Morris International e Japan Tobacco International, accusando le due multinazionali di contrabbando di sigarette e riciclaggio di denaro.

Ma un anno dopo cosa succede? Commissione Europea e Philip Morris avviano trattative riservate su un possibile accordo per combattere il contrabbando e la contraffazione di sigarette. Negli anni a seguire l’accordo viene siglato e successivamente anche Japan Tobacco firma un accordo simile. La prima conseguenza è la chiusura delle controversie legali.

La rivista Paginauno, con un lavoro a firma di Giovanna Cracco dal titolo “thank you for smoking”, ricostruisce in maniera puntuale e dettagliata la delicatissima vicenda. L’analisi contiene dati, interrogazioni parlamentari e grafici. Paginauno spiega che a seguire la Commissione Europea sigla patti analoghi anche con British American Tobacco e Imperial Tobacco.

Premettendo che una parte sostanziale degli accordi è coperta da clausole di riservatezza, è interessante provare a capire se questi patti siano stati effettivamente efficaci nella lotta al contrabbando o se invece abbiano alla fine dei conti favorito gli interessi delle multinazionali. L’ipotesi, come scrive Paginauno, è che “con pochi spiccioli – è il caso di definire in tal modo gli importi pagati all’Unione europea rispetto ai bilanci delle industrie del tabacco – la Philip Morris si è garantita l’immunità per dodici anni”.

Le questioni in campo evidenziate anche dall’analisi di Cracco però sono diverse. Proviamo a metterle in fila:

1) Da un lato questi accordi hanno assicurato alla Ue entrate per complessivi 1,9 miliardi di dollari in 12 anni oltre alla previsione di ulteriori pagamenti da parte della multinazionale del 100% per sequestri di partite illegali superiori alle 50.000 sigarette.

Dall’altro, va ricordato che l’evasione per contrabbando è stimata dall’Olaf pari a 10 miliardi all’anno.

2) Uno degli elementi dell’accordo è quello che al di sotto della soglia di 50.000 sigarette le multinazionali del tabacco non pagano sanzioni sulle partite illegali sequestrate. A questo punto le imprese, per evitare cause giudiziarie, basta che riducano i quantitativi di ogni singola partita illegale da introdurre nell’Unione Europea.

3) Negli accordi viene definito anche un numero base annuale di sigarette sequestrate, superato il quale l’impresa è obbligata a pagare il 500% delle imposte evase. Intanto la soglia non risulta mai raggiunta da nessuna delle multinazionali, poi va detto che questa soglia, grazie ad un accordo ulteriore, e con efficacia retroattiva, tra la Philip Morris e la Commissione Europea, è stata modificata in maniera significativa: il numero base è passato da 90 a 450 milioni.

4) Chi controlla il controllore? Proprio così: di fatto la figura del controllore e del controllato sono sovrapposte in quanto il compito di implementare il sistema di tracciamento dei prodotti del tabacco venduti è affidato direttamente alle stesse industrie del tabacco. Per questo motivo Paginauno spiega che questo elemento “porta inevitabilmente a chiedersi quanto possano essere attendibili i dati forniti dalle multinazionali stesse”.

5) Le sanzioni vengono applicate solo alle sigarette originali sequestrate e non a quelle contraffatte. Scrive Paginauno: “Secondo gli accordi, l’azienda ha il diritto di esaminare le partite oggetto di sequestro e di inviare una relazione all’Olaf, allegando la relativa documentazione nel caso in cui l’analisi concluda che le sigarette sono contraffatte, ossia non prodotte nei propri stabilimenti. Se l’Olaf è in disaccordo, la partita è sottoposta all’esame di un laboratorio indipendente, designato di comune accordo tra la Ue e la multinazionale del tabacco, per un giudizio definitivo”.

In realtà, secondo i dati forniti dalla stessa Commissione Europea nel 2014, fino al 2013 non è mai stato fatto ricorso a laboratori indipendenti per la verifica.

6) A questo punto il conflitto di interessi è evidente visto che negli accordi firmati dalla Commissione europea sono le multinazionali a stabilire l’originalità o meno delle sigarette sequestrate, dunque a stabilire, di fatto, i valori su cui poi dovranno pagare le sanzioni. Per evitare controlli e ammende basterà quindi produrre le cosiddette “cheap whites” e cioè le sigarette senza marca. Le cheap whites infatti, sono prodotti che sono estranei a qualsiasi controllo sulla loro eventuale provenienza dagli stabilimenti delle industrie del tabacco.

7) Passiamo ai numeri. Come riporta Cracco, nel 2016 la Commissione ha presentato una valutazione tecnica dell’accordo con la Philip Morris: tra il 2006 e il 2014 il volume del contrabbando in Europa non è affatto diminuito, anche se è mutato nella sua composizione: nelle partite sequestrate le sigarette originali Philip Morris hanno registrato una flessione dell’85%, ma è aumentato il numero delle cheap whites. Mentre l’importo delle sanzioni comminate a Philip Morris dal 2006 al 2015 è stato pari a 68 milioni di euro.

Dunque tirando le somme il fenomeno del contrabbando di fatto non è diminuito, anche se è cambiato, all’Ue continuano ad essere sottratte entrate fiscali e i profitti in nero di chi produce e alimenta la filiera illegale aumentano.

Intanto l’accordo tra la Philip Morris e la Commissione Europea è scaduto a luglio e il Parlamento ha deliberato per non rinnovarlo. Nonostante la pressione delle lobby (a Bruxelles sono presenti 97 lobbisti del tabacco che hanno a disposizione un budget annuale di 5,2 milioni e rappresentano nove compagnie e 22 industrie del settore) e nonostante la risoluzione del parlamento non fosse vincolante, la Commissione Europea a luglio ha deciso di non rinnovare l’accordo.

Cosa succederà ora? Investirà per tracciare le cheap whites? Promuoverà le azioni legali congelate in questi anni per recuperare le mancate entrate fiscali e perseguire il riciclaggio? O stipulerà un altro accordo?

Perché è importante smettere di fumare

Come cambia il corpo quando si smette di fumare le sigarette tradizionali? C’è una bella infografica che lo mostra nei dettagli.
Già dopo 20 minuti si stabilizza la pressione del sangue e la frequenza cardiaca si normalizza. Dopo 8 ore si abbassano i livelli di monossido di carbonio nel sangue mentre il livello di ossigeno torna alla normalità; la nicotina diminuisce fino al 93,75%. Dopo sole 48 ore si recuperano il senso del gusto e dell’olfatto.
Tra le 2 settimane e i 9 mesi dopo aver smesso di fumare le “bionde”, spariscono gli effetti collaterali negativi: migliora la circolazione, sparisce la tosse, aumenta l’energia, diminuisce il senso di fatica. E soprattutto in questa fase il corpo si libera al 100% della nicotina. Dopo un anno il rischio di malattie coronariche, infarto del miocardio e ictus si riduce del 50%. Dopo 5 anni, il rischio di emorragia cerebrale scende del 41% mentre il rischio di avere un ictus diventa pari a quello di chi non ha mai fumato. Dopo 10 anni si riduce fino al 70% il rischio di un tumore a bocca, gola, esofago, vescica, rene, pancreas e polmoni.

What To Expect When You Quit Smoking
feradi.info

Gran Bretagna: perché gli svapatori sostengono la Brexit

Tra le tante ragioni portate avanti dai sostenitori dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, ce n’è una che è passata sotto silenzio e che invece ci riguarda da vicino: la possibilità per i britannici di sfilarsi dall’attuazione della direttiva sui prodotti del tabacco (TPD) che entrerà in vigore il 20 maggio (e che l’Italia ha prontamente adottato senza battere ciglio).

vapersforbritain

Il sito web Vapers for Britain ha lanciato una campagna di denuncia che chiarisce quello che tutto il settore delle ecigs sta dicendo da tempo. Con l’entrata in vigore della direttiva “le imprese dovranno spendere una fortuna per compilare documenti senza senso, cambiare la dimensione dei serbatoi e delle bottigliette di liquido”. Il Governo inglese dice che l’adeguamento al TPD avrà un costo di 1,3 milioni di sterline per le aziende, mentre le aziende denunciano che il costo sarà invece di 988 milioni di sterline, “soldi che pagherai tu” come si legge nella petizione di Vapers for Britain.

A dicembre scorso il primo ministro inglese aveva affermato alla Camera dei Comuni che le sigarette elettroniche avevano aiutato un milione di persone a smettere di fumare le sigarette tradizionali. Eppure, denuncia ancora Vapers for Britain citando una ricerca condotta a gennaio 2016, se il TPD dovesse avere piena attuazione, più della metà dei negozi di sigarette elettroniche sarà costretto a chiudere (53%) e il 56% degli aromi di liquidi non sarebbe più disponibile. L’83% dei dispositivi verrebbe ritirato dal mercato e le imprese si ridurrebbero della metà (-48%).

“La direttiva europea in materia di sigarette elettroniche rappresenta una serie di misure mal progettate, sproporzionate e discriminatorie finalizzate a non ottenere nulla di utile ma fare, al contrario, una gran quantità di danni” commenta Clive Bates, ex direttore di Action on Smoking and Health.

Ecco perché Vapers for Britain invita i tre milioni di svapatori britannici ad approfittare del voto del  referendum Ue e scegliere l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa. “Noi abbiamo la risposta! Se vinciamo, il TPD sarà del tutto inapplicabile e se anche non dovessimo vincere avremmo comunque mostrato a tutta la Gran Bretagna la forza del mondo vapers. Inizieranno a rispettarci”.

 

La guerra allo svapo serve solo a Big Tobacco, che ringrazia

La guerra di Big Tobacco contro le sigarette elettroniche ci riserva ogni giorno nuove “sorprese”, molte al limite del ridicolo. Vanno in questa direzione alcune pseudo-ricerche annunciate e mai effettivamente portate a termine o improbabili allarmi lanciati a scadenza fissa e ripresi acriticamente da una parte dei media.

C’è però un fenomeno che Big Tobacco non può controllare del tutto: la libertà della scienza di smontare le bufale e la libertà della rete di far conoscere la verità. David Sweanor

Accade in Canada in questi giorni. Uno dei principali attivisti delle battaglie contro il fumo di sigaretta si è messo contro molti dei suoi ex colleghi, rei di condurre una battaglia contro le ecigs invece di concentrarsi sul loro aiuto per la riduzione dei danni del tabacco.

David Sweanor è professore aggiunto di Legge all’Università di Ottawa e docente al dipartimento di epidemiologia e sanità pubblica presso l’Università di Nottingham. Ha speso più di 30 anni nelle battaglie contro il tabacco e le sigarette tradizionali. In passato è stato fondalmentale per convincere il governo canadese a introdurre tasse più alte sulle ‘bionde’ e il divieto di fumo nei luoghi pubblici. Sweanor ha lavorato anche per la Banca Mondiale e l’Organizzazione Mondiale della Sanità per spingere le misure del controllo del tabacco in tutto il mondo. E ora Sweanor ha spaccato il movimento antifumo perché sostiene le ecigs.

“Noi sappiamo da decenni che la gente fuma per via della nicotina, che muore a causa del catrame e del fumo” ha spiegato. E quando gli hanno chiesto di comparare i rischi del fumo e quelli dello svapo lui ha risposto così: “Chiunque abbia una mentalità aperta e comprende la scienza, dice che non c’è nessun dubbio e nessun paragone, lo svapo è molto meno pericoloso”. Analizzando perché così tanti funzionari della sanità pubblica demonizzano nicotina e sigarette elettroniche, spiega che “chi ammette questo paragone fa il gioco dei venditori di sigarette, come un drago che attira i cacciatori di drago”.

Sweanor teme che se i legislatori e gli attivisti della sanità pubblica continueranno a sostenere pesanti restrizioni per le ecigs “sarà come inviare un messaggio che lo svapare non è meno pericoloso del fumo. In questo modo continueranno ad esserci le malattie da fumo. Significa spaventare la gente e se hai delle istituzioni rispettabili che continuano a dire queste cose, si finisce per equiparare lo svapare al fumo. Ed è come dire ai fumatori di continuare a fumare”.

Tar, Consulta, Governo: lo scaricabarile delle responsabilità

Parlare dell’ennesima (non) decisione del Tar sulla questione tasse ecigs è inutile. Vale la pena invece ribadire l’inadeguatezza di un Governo, e in generale del legislatore, che non prende atto dei suoi errori già evidenziati dalla Corte Costituzionale e non li corregge.

Il Tar ieri ha di nuovo rinviato alla suprema Corte che in realtà si è già pronunciata su una vicenda analoga mesi fa. Che cosa aveva detto allora la Corte Costituzionale? Aveva evidenziato una serie di criticità da superare: l’indiscriminata sottoposizione ad imposta di qualsiasi prodotto contenente “altre sostanze” diverse dalla nicotina, l’irragionevole estensione “del regime amministrativo e tributario proprio dei tabacchi anche al commercio di liquidi aromatizzati i quali non possono essere considerati succedanei del tabacco”, l’eccesso di discrezionalità amministrativa.

Allora perché il legislatore, che dovrebbe adeguarsi a quanto stabilito dalla Consulta, non lo fa? In ballo ci sono, da un lato aziende sane che continuano a pagare tasse ingiuste e assassine, dall’altro chi approfitta di una situazione di voluta incertezza e mancati controlli. In mezzo le multinazionali del tabacco, sempre pronte a finanziare fondazioni, associazioni, eventi collegati a politici e partiti, giocando una partita sporca sulla pelle della gente.

All’estero si punta sulle ecigs per smettere di fumare. E l’Italia?

In un panorama informativo che troppo spesso ha penalizzato senza motivi validi le sigarette elettroniche, questo mese di agosto ha riservato almeno un paio di novità interessanti. E visto che quello delle vacanze è notoriamente un periodo in cui le notizie girano di meno, eccoci a riproporvi la novità principale.

In un report che è possibile consultare a questo link, la Public Health England, l’autorità sanitaria inglese, afferma che “le sigarette elettroniche sono significativamente meno dannose per la salute rispetto al tabacco ed hanno la potenzialità di aiutare i fumatori a smettere di fumare”.

I principali punti emersi dalla ricerca sono quattro:

1. attualmente si stima che le sigarette elettroniche siano circa il 95% meno nocive del fumo;

2. quasi la metà della popolazione (il 44,8%) non si rende conto che le ecigs sono molto meno dannose del fumo;

3. non esiste attualmente alcuna prova che le sigarette elettroniche possano indurre i minori o i non fumatori a iniziare a fumare;

4. la ricerca suggerisce che le sigarette elettroniche potrebbero aiutare a diminuire il numero di fumatori tra i giovani e gli adulti.

Secondo la professoressa Linda Bauld, esperta  nella prevenzione del cancro, “le paure che le sigarette elettroniche possano indurre le persone ad iniziare a fumare non sono attualmente supportate da prove. Le prove, attualmente, indicano che le sigarette elettroniche possono aiutare le persone a smettere di fumare tabacco”.

Nemmeno un passo indietro

La resilienza è la capacità di un sistema di superare il cambiamento.

In ingegneria, la resilienza è la capacità di un materiale di assorbire energia di deformazione elastica.
In informatica, è la capacità di un sistema di adattarsi alle condizioni d’uso e di resistere all’usura in modo da garantire la disponibilità dei servizi erogati.
In ecologia e biologia è la capacità di un materiale di autoripararsi dopo un danno, o di una comunità (o sistema ecologico) di ritornare al suo stato iniziale dopo essere stata sottoposta a una perturbazione che l’ha allontanata da quello stato.
In psicologia, è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà.         (fonte wikipedia)

 

Per noi, resilienza significa essere ancora qui, nonostante tutto. A disposizione di chi ha scelto di smettere di fumare. La legge ci equipara al tabacco ma sappiamo tutti che non è così. Sappiamo tutti che il vapore emesso dalle sigarette elettroniche non è fumo e che le sigarette elettroniche non hanno niente a che fare con le sigarette, se non nel richiamo alla gestualità e all’utilizzo eventuale della nicotina.logo-bianco.jpg

La legge ci costringe a tasse quasi insostenibili, ma come dicevamo all’inizio di questa avventura non si può fermare il progresso. Per questo stiamo studiando nuove tecnologie, per poter andare incontro alle esigenze e alle richieste degli utenti, per continuare ad aiutarli a dire basta al fumo da sigaretta.

Lo Stato tassa i nostri liquidi anche allo scopo di fare cassa, senza fare distinzione tra liquidi con e senza nicotina; senza fare distinzione tra noi, che li abbiamo fatti analizzare da Università e laboratori accreditati, e chi importa o produce senza alcun controllo.

Ma teneteci d’occhio, visitate i nostri store. Presto ci saranno anche delle nuove aperture che potrete controllare sul nostro sito, quindi restate in contatto!

Ovale resiste.

La tassa sui liquidi e l’illogica equivalenza dell’Aams

Ieri è stata annunciata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli l’introduzione dell’imposta di consumo sui liquidi per sigaretta elettronica, pari a 0,37344 euro per millilitro.

L’imposta è stata calcolata dai tecnici dell’Aams secondo un’equivalenza che è oggettivamente incomprensibile per chiunque sia dotato di un cervello in grado di ragionare.

Che cosa dice questa equivalenza? Che bisogna paragonare 1 ml di liquido (udite udite, anche quello senza nicotina) a 5,63 sigarette convenzionali. E già qui… ma il capolavoro è nelle conclusioni. Secondo l’Agenzia dei Monopoli, la tassa si calcola sul tempo di consumo del liquido. Hanno stabilito che una sigaretta si consuma in media in 37,91 secondi. Di conseguenza (?) hanno dedotto che il tempo medio per il consumo del liquido per sigaretta elettronica è pari a 213,59 secondi. Di qui la determinazione della tassa in equivalenza con le “bionde”. Come se una sigaretta elettronica si usasse come una normalissima e, quella si, pericolosissima sigaretta tradizionale….aams

Qual è il risultato? Un impatto superiore al 100% sull’attuale prezzo al pubblico. Le domande sono molteplici: innanzitutto perché la definizione dell’equivalenza viene fatta fare dai monopoli? Potrebbe essere logico se si intendessero i liquidi per sigaretta elettronica come succedanei del tabacco, ma come si fa a sostenere una cosa del genere visto che le ecigs si pongono in antitesi al fumo e, come hanno dimostrato molti studi, aiutano a smettere di fumare? Come si fa a consentire un aumento di prezzo di un prodotto che finora si è dimostrato innocuo e un valido aiuto per la lotta al tabagismo, soprattutto se rapportato alla sigaretta che di certo provoca malattie mortali? Come si fa a definire un aumento in proporzione alle sigarette tradizionali di un prodotto che ha una diffusione nemmeno lontanamente paragonabile a quella del fumo?

Ci spieghino, i signori dei Monopoli (che decidono su un prodotto che NON è sotto monopolio, lo ricordiamo) qual è lo standard scientifico per la misurazione di una (presunta) equivalenza tra sigarette tradizionali ed elettroniche? Di fatto questo standard non esiste, essendo i prodotti troppo diversi tra loro. Quello che hanno fatto i Monopoli è stato, in sintesi, come fare un’equivalenza tra 1 kg di cioccolata e 1 kg di spinaci.

Ci spieghino poi qual è la logica di tassazione per i liquidi non contenenti nicotina. Ancora una volta lo Stato italiano fa un omaggio alle lobby del tabacco. Questa tassa verrà periodicamente ripensata. Noi chiediamo che l’equivalenza sia ridotta, e non di poco. Chiediamo che venga ripensato il criterio inaccettabile di ritenere le ecigs prodotti succedanei del tabacco. Chiediamo che i liquidi senza nicotina non vengano tassati.

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