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Ovale è la prima azienda al mondo a spostare la produzione di ecigs dalla Cina all’Europa

Innovativa da sempre e controcorrente. E’ il tratto distintivo, l’essenza dell’azienda Ovale, che da oltre un decennio lavora nel mondo delle sigarette elettroniche, prodotti alternativi al fumo e infinitamente meno nocivi. Senza interrompere la sfida dell’innovazione e dello sviluppo, l’ultima importante scommessa la vede andare in direzione opposta rispetto alla maggioranza dell’imprenditoria mondiale: la delocalizzazione degli impianti produttivi dalla Cina all’Europa. bandiera_new

In queste settimane è diventato realtà il polo europeo di ricerca e produzione di sigarette elettroniche, liquidi ed accessori. Ovale ha avviato, prima al mondo, una fabbrica non cinese che realizza tecnologia per sigarette elettroniche. La fabbrica è già operativa e da dicembre è iniziata anche la distribuzione in tutto il vecchio continente del primo hardware completamente made in Europe.

Si tratta di una nuova produzione che consente di mettere in cantiere prodotti nuovi e altamente sofisticati, performanti e originali. Una scelta che si accompagna alla nuova normativa europea TDP di recente attuazione che, nelle intenzioni del legislatore, punta a garantire il consumatore europeo rendendo sempre meno appetibile il mercato cinese, offrendo tempi più bassi e certi per i rifornimenti ai negozi, senza più attese alle dogane per le importazioni. La scelta, inoltre, offre anche un maggiore risparmio economico dovuto alla cancellazione della voce di spesa da pagare alla Cina per le tante tasse che lo stato asiatico è solito trattenere. “Produrre in Cina non è più economicamente conveniente, né per i clienti né per le aziende come la nostra che utilizzano materiali all’avanguardia e personale qualificato, rispettando tutti i diritti dei lavoratori – è il commento dei dirigenti Ovale – Per questo abbiamo deciso di investire all’interno dell’Unione Europea, ristabilendo nel vecchio continente quelle attività che sembravano ormai scomparse. Abbiamo creato nuovi posti di lavoro, riportato più vicini a noi la ricerca e lo sviluppo, abbiamo investito a casa nostra e ne siamo orgogliosi”. Ovale punta a creare un polo produttivo di qualità nel settore delle electronic cigarettes, affiancando alla fabbrica di tecnologia anche quella che realizza gli apprezzatissimi liquidi Ovale, in modo da concentrare gli investimenti senza disperderli e massimizzare i vantaggi per i consumatori.

Quella di Ovale non è comunque una scelta isolata, ma segue un trend in continua crescita che vede coinvolte anche aziende di altri settori. Secondo gli ultimi dati dell’Uni-Club MoRe Reshoring Research Group, un gruppo di ricerca che coinvolge le università di Catania, L’Aquila, Udine, Bologna, Modena e Reggio Emilia, è proprio la Cina il paese dal quale vanno via la maggior parte delle imprese (l’80,8%).

Stop al fumo, le sigarette elettroniche possono riuscire dove tutto il resto ha fallito

Secondo lo Yorkshire and the Humber Tobacco Control Network non ci sono dubbi: le sigarette elettroniche sono di gran lunga più sicure del tabacco e, a differenza di tutti gli altri metodi utilizzati finora, potrebbero davvero aiutare le persone a smettere di fumare le sigarette tradizionali.

Il report emesso dal network britannico è stato pubblicato da Breathe 2025 la cui missione è quella di “vedere la prossima generazione di bambini nati e cresciuti in un luogo privo di tabacco, dove il fumo è insolito”. Nel report si legge che le più aggiornate evidenze scientifiche indicano che il tipo di ecig utilizzato e la frequenza di uso hanno un impatto sui risultati: l’uso quotidiano di modelli con tank ricaricabile offre agli svapatori più possibilità di riuscire con successo a smettere di fumare.breathe 2025

Il documento finale stilato al termine del meeting riassume in 15 punti i potenziali benefici delle ecigs per ridurre i danni da fumo. Il network si offre così di supportare il Public Health England e tutte le altre organizzazioni pubbliche della sanità inglesi. Tra le conclusioni possiamo leggere che le e-cigarettes sono meno dannose del fumo di tabacco e che trattare allo stesso modo ecigs e tabacco fa passare un messaggio fuorviante perché indica che i due prodotti sono equivalenti a livello di rischio e questo non è affatto vero.

Gran Bretagna: perché gli svapatori sostengono la Brexit

Tra le tante ragioni portate avanti dai sostenitori dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, ce n’è una che è passata sotto silenzio e che invece ci riguarda da vicino: la possibilità per i britannici di sfilarsi dall’attuazione della direttiva sui prodotti del tabacco (TPD) che entrerà in vigore il 20 maggio (e che l’Italia ha prontamente adottato senza battere ciglio).

vapersforbritain

Il sito web Vapers for Britain ha lanciato una campagna di denuncia che chiarisce quello che tutto il settore delle ecigs sta dicendo da tempo. Con l’entrata in vigore della direttiva “le imprese dovranno spendere una fortuna per compilare documenti senza senso, cambiare la dimensione dei serbatoi e delle bottigliette di liquido”. Il Governo inglese dice che l’adeguamento al TPD avrà un costo di 1,3 milioni di sterline per le aziende, mentre le aziende denunciano che il costo sarà invece di 988 milioni di sterline, “soldi che pagherai tu” come si legge nella petizione di Vapers for Britain.

A dicembre scorso il primo ministro inglese aveva affermato alla Camera dei Comuni che le sigarette elettroniche avevano aiutato un milione di persone a smettere di fumare le sigarette tradizionali. Eppure, denuncia ancora Vapers for Britain citando una ricerca condotta a gennaio 2016, se il TPD dovesse avere piena attuazione, più della metà dei negozi di sigarette elettroniche sarà costretto a chiudere (53%) e il 56% degli aromi di liquidi non sarebbe più disponibile. L’83% dei dispositivi verrebbe ritirato dal mercato e le imprese si ridurrebbero della metà (-48%).

“La direttiva europea in materia di sigarette elettroniche rappresenta una serie di misure mal progettate, sproporzionate e discriminatorie finalizzate a non ottenere nulla di utile ma fare, al contrario, una gran quantità di danni” commenta Clive Bates, ex direttore di Action on Smoking and Health.

Ecco perché Vapers for Britain invita i tre milioni di svapatori britannici ad approfittare del voto del  referendum Ue e scegliere l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa. “Noi abbiamo la risposta! Se vinciamo, il TPD sarà del tutto inapplicabile e se anche non dovessimo vincere avremmo comunque mostrato a tutta la Gran Bretagna la forza del mondo vapers. Inizieranno a rispettarci”.

 

Pubblicato il testo del decreto tabacchi

Il Governo ha finalmente reso noto il testo del decreto legislativo tabacchi di attuazione della direttiva 2014/40/UE di recepimento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministive relative ai prodotti del tabacco e correlati.

Nessuna novità. Le anticipazioni che  giravano nelle scorse settimane sono tutte confermate così come la sensazione che l’Unione Europea, con il governo italiano in testa che ha recepito la direttiva a tempo di record (addirittura in anticipo), si sia piegata alle lobby del tabacco, infastidite dalle perdite e dai minori guardagni dovuti a un numero sempre maggiore di fumatori che decidono di smettere grazie alle ecigs.

Tra i diversi articoli che rasentano il ridicolo (non tutti, ma sicuramente alcuni) c’è quello relativo al divieto di pubblicità. In pratica, volendo riassumere l’intento dell’UE, visto che la pubblicità è ammessa solo in alcuni paesi (e visto che per le sigarette tradizionali non è ammessa da nessuna parte) allora meglio vietarla in tutta l’Unione, così da mettere tutti sullo stesso piano ed evitare che qualcuno possa effettuare sponsorizzazioni e altri (big tobacco) no. Tra l’altro l’articolo della legge, come giustificazione, parte da un presupposto completamente sbagliato e cioè che le sigarette elettroniche indurrebbero al fumo, argomento smentito ormai da decine di ricerche effettuate in tutto il mondo.

Inoltre, le pesantissime imposizioni burocratiche che piovono sulle spalle dei produttori di sigarette elettroniche non sono uno scherzo. Ma siamo comunque fiduciosi che le innovazioni, il progresso tecnologico e l’accertata minore nocività (fino al 95% in meno rispetto alle ‘bionde’ secondo una ricerca inglese) possano indurre l’Unione Europea a rivedere queste norme e a liberalizzare veramente il mercato.

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