Sigaretta elettronica, a chi (e a cosa) dà fastidio?

ovale “A chi dà fastidio la sigaretta elettronica?”. Lo avevamo chiesto attraverso la campagna pubblicitaria realizzata da Ovale sul Corriere della Sera.
Oggi se lo chiedono in tanti, forse accogliendo anche il nostro invito ad informarsi, perché la conoscenza rende liberi.

Fa piacere che questo interrogativo sia diventato anche spunto per editorialisti e commentatori, come Giuseppe Marino sul Giornale quale giorno fa o come la giornalista Luisella Costamagna che, dalle pagine del Salvagente, fa un’analisi sul contorno politico relativo alla sigaretta elettronica.

La riflessione che fa la Costamagna è interessante e parte da un assunto: “La sigaretta elettronica (…) non si basa sulla classica combustione, con produzione di sostanze cancerogene, ma sulla semplice vaporizzazione del liquido contenuto nel serbatoio. Insomma, i danni per la salute se non cancellati sono di molto ridotti (…) E vuoi mettere il risparmio? Con il pacchetto di sigarette a 5 euro, in 8-10 giorni di fumo normale paghi quello che fumerai elettronicamente per mesi. Un sogno di questi tempi di magra. Ma come capita ormai spesso, un sogno troppo bello per essere vero.” 

Già, troppo bello per essere vero. Perché poi cosa è successo? Improvvisamente ecco le notizie allarmanti: sequestri in tutta Italia di sigarette elettroniche non autorizzate e non garantite, negozi e materiali messi sotto sequestro,  e soprattutto la relazione dell’Istituto superiore di sanità che “non esclude il rischio di effetti dannosi per la salute umana in particolare per i giovani” e nega il potere di dissuefazione delle elettroniche, ipotizzando invece un pericolo di “iniziazione al fumo e di potenziale dipendenza”. Insomma, una immensa bufala, seconda solo alla fine del mondo”.

L’ottima analisi della Costamagna non poteva prescindere dai numeri, che più di tante parole possono aiutare a spiegare quello che succede: “Sono attualmente 2 milioni i “fumatori elettronici” italiani, tra quelli già conquistati e quelli che secondo un sondaggio sono intenzionati a provare. Tutti soldi che non finiscono nelle casse dei Monopoli di Stato o in quelle delle multinazionali del tabacco, come avviene invece per le sigarette tradizionali (e infatti la Philip Morris sta per mettere sul mercato le sue sigarette elettroniche). 
E, allora, consentitemi un dubbio maligno (che di certo qualcuno smentirà): non è che questa improvvisa bocciatura nasce semplicemente e cinicamente per ragioni economiche, perché – più che la salute dei cittadini – conta eliminare un pericoloso concorrente che drena soldi? Da noi a pensar male, purtroppo, a volte ci si prende…”

QUI potete leggere l’articolo completo.

Pubblicato il 4 giugno 2013, in ControInformazione, Italiano con tag , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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